Squinzi perplesso sulla legge di stabilità

di Carlo Lavalle

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Il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, è poco convinto su aumento Iva e taglio dell'Irpef contenuti nella legge di stabilità.

Il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi ha commentato le recenti misure adottate dal Governo Monti con un laconico “così così”, segno evidente del poco entusiasmo che il varo della legge di stabilità suscita ai suoi occhi.

Il taglio delle aliquote Irpef su bassi livelli e l’innalzamento di un punto dell’Iva, contenute nel provvedimento governativo, non appaiono convincenti per quel rilancio dell’economia che resta obiettivo centrale in questa fase.

Secondo l’Ufficio studi di Confcommercio, che ha espresso una prima valutazione sui riflessi economici di queste misure, l’effetto sarà negativo sui consumi con un calo stimato intorno ai 5-7 miliardi di euro, e socialmente iniquo.

Sotto quest’ultimo aspetto infatti la riduzione delle aliquote Irpef non gioverebbe agli strati più poveri producendo gli stessi vantaggi monetari per tutti i contribuenti che hanno un reddito superiore a euro 28.000; anche chi guadagna 100 milioni di euro all’anno avrà minori imposte per 280 euro all’anno a partire dal 2013 (circa 23 euro al mese in più).

Inoltre, l’aumento dell’aliquota agevolata colpirebbe il turismo, rendendo uno dei pochi settori che contribuiscono positivamente alla deficitaria bilancia dei pagamenti ancora meno competitivo.

Aumento dell’Iva e taglio dell’Irpef lasciano perplesso anche Squinzi secondo cui per dare impulso all’economia italiana servirebbe “prima di tutto la semplificazione normativa e burocratica del paese e poi qualche investimento come ad esempio sulla ricerca”.