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Al Campus Party Connect le idee di business del domani

di Barbara Weisz

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Idee innovative, business plan, condivisione, brainstorming, tecnologie: a Campus Party Connect gli studenti delle superiori gettano i semi per fondare le startup del futuro.

Si parla spesso di contaminazione fra Startup e PMI come leva di innovazione: Campus Party Connect prende spunto da questa idea facendo incontrare e lavorare insieme, le aziende con i giovani talenti. Il risultato? Idee di impresa e piani di business dettagliati: investimenti previsti, spese iniziali, staff, prezzi dei prodotti, targetizzazione e politiche commerciali mirate, piano di comunicazione. C’è chi ha calcolato addirittura il guadagno potenziale per ogni singola vendita e chi ha deciso di produrre in Cina lasciando in Italia il design.

Realizzato con il sostegno della Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi, e nato dal format internazionale del Campus Party (festival dell’innovazione e della creatività), l’evento si è tenuto dal 17 al 21 dicembre presso il MIND Milano Innovation District, coinvolgendo 500 studenti delle scuole superiori e 34 aziende, assieme per dare vita ad un’innovativa esperienza di alternanza scuola-lavoro.

Divisi in squadre seguite da un tutor (spesso uno startupper di Campus Party), a Campus Party Connect i ragazzi hanno simulato la creazione di un’impresa affrontando una delle cinque sfide tematiche previste: “Startupper, soluzioni per favorire la qualità del sonno”, “Chef, soluzioni per contrastare lo spreco alimentare”, “YouTuber, nuove tecnologie per la moda”, “Deejay, nuove idee per il mondo dell’entertainment”, “Atleta, soluzioni per il fitness connesse alla mobilità urbana”.

Una giuria di esperti ha selezionato come miglior progetto di business Zip, un’applicazione di realtà aumentata che consente di inquadrare un capo di abbigliamento e ottenere immediatamente tutte le informazioni (prezzo, marca, negozi in cui acquistarla).

Il progetto è stato anche quello che ha stimolato maggiormente il dibattito nel momento della presentazione (i dieci migliori business plan sono stati illustrati alla platea di partecipanti), contrassegnato da un vivace spirito critico: la vostra app riconosce il brand originale dall’imitazione? Grazie a quale tecnologia? In cosa si differenzia la vostra applicazione da quelli simili sul mercato?

Insomma, un vero e proprio dibattito fra concorrenti e imprenditori in erba, da cui sono emerse idee interessanti: una sciarpa che si riscalda d’inverno e offre refrigerio d’estate, una cabina per la realtà virtuale per partecipare a un concerto da remoto, piastrelle che producono energia.

«Siamo molto soddisfatti», sottolinea Paola Amodeo, responsabile alternanza scuola lavoro della Camera di Commercio di Milano, Monza, Brianza e Lodi, che prosegue: « i risultati che raccogliamo fra i ragazzi dimostrano che quando gli studenti vengono messi alla prova in un contesto innovativo, adatto alle loro corde, l’alternanza scuola lavoro diventa strumento in cui si impara, quindi educativo. Noi adulti spesso siamo abituati a proporre ai nostri giovani forme più tradizionali di apprendimento e di esperienza». Dunque, l’alternanza scuola lavoro è:

una nuova sfida per proporre percorsi ai giovani.

In questo caso il focus era sull’imprenditoria. Quindi, prosegue Amodeo, «abbiamo cercato anche idee da imprese che potessero portare un contributo diverso», come appunto le startup.  La Camera di Commercio propone anche molte altre iniziative di alternanza scuola lavoro, operando con le scuole su gruppi grandi e piccoli, incrociando l’attività delle imprese con quelle scolastiche.

questo modello di Campus Party è innovativo.

Grande soddisfazione anche da parte di Carlo Cozza, presidente di Campus Party Global: «io da sempre sostengo che non sono i ragazzi che devono andare dalle aziende, ma le aziende che devono andare dai ragazzi. E’ difficile integrare un ragazzo in un’azienda avendo poco tempo a disposizione, rischia di essere un’occasione persa. Noi abbiamo quindi pensato questo evento portando le aziende dai ragazzi. Io sono convinto che l’alternanza scuola lavoro sia importantissima, ora vediamo come si evolve. Questa esperienza dimostra che si può fare in modo innovativo».

Il progetto è di replicarlo anche in altre città, portando Campus Party Connect in tutta Italia.

Cozza ha ringraziato anche i tutor che hanno accompagnato i ragazzi in questa sfida imprenditoriale. Tutor che sono “campuseros”, ovvero partecipanti del format principale di Campus Party, e che spesso la propria azienda l’hanno aperta. Come Gabriele Di Filippo, medico, fondatore di DokAcademy, una startup di medical education.

A Campus Party ho conosciuto i miei soci. Credo quindi fermamente nell’idea di trasmettere ai ragazzi il concetto di potersi creare un lavoro.

«Il mio gruppo è stato molto ricettivo. Io ho fornito indicazioni di massima, poi hanno fatto tutto loro». Il lavoro è stato scandito da diversi step: «i primi giorni abbiamo fatto brainstorming, proponendo idee, pensando a che tipo di prodotto produrre, a dare un nome e uno slogan. Dal secondo giorno in poi, abbiamo iniziato a parlare di business plan. Il terzo giorno i ragazzi hanno dimostrato di saper usare il CAD a 16 anni, e abbiamo iniziato a disegnare in 3d il prodotto. Infine, abbiamo parlato di comunicazione, facendo un vero e proprio piano, con il target diviso in tre categorie di età (ragazzi, adulti, over 60)». I ragazzi hanno fatto molte domande soprattutto su come si fa un business plan».

sul prodotto hanno fatto tutto loro, e le tecnologie le sanno usare meglio di me.

E’ utile pensare già al mondo dell’imprenditoria in così giovane età? Risposta immediata: «sì, se io avessi avuto nozioni di questo tipo alla loro età, avrei scelto prima la mia strada. Ho imparato da solo, a 26 anni, che cos’è un business plan o un piano di comunicazione. Ho aperto un account Instagram perché me lo ha suggerito il mio social media manager».

facendo esperienze del genere, questi giovani hanno un vantaggio enorme.

Startupper anche i membri della giuria. Lorenzo Barbi, responsabile commerciale di Golee, rileva: «è stata un’esperienza utilissima anche per noi. Io ho pochi anni più di loro. L’idea di entrare in una startup mi è venuta subito dopo aver terminato il percorso scolastico: sono entrato in contatto con altri ragazzi, che condividevano con me la passione per lo sport e per il calcio in particolare», ed è nata Golee, una realtà che fornisce servizi al mondo sportivo dilettantistico, dal gestionale, all’ecommerce, al sito web.

Marianna Ziliati, chef e imprenditrice, è rimasta colpita dalle idee degli studenti: «si sono trovati fra scuole diverse, e vedere come hanno subito legato e condiviso è stato fenomenale. Devo dire che futuri chef non ce n’erano, e mi pare nemmeno appassionati di cucina. Ma ho sentito tante idee utile per investire nel settore del food, e nel riutilizzo, che è un segmento oggi fondamentale». Da quando ha coltivato il sogno di diventare chef? «Innanzitutto, ho sempre coltivato, letteralmente. E coltivando mi è venuta la voglia di cucinare quello che raccoglievo. Propongo una cucina naturale, il più leggera possibile, pur rimanendo nell’era del gusto, che è la base del piatto».

Come si vede, mondi diversi a confronto, quello della scuola e quello del lavoro, che però hanno dialogato e si sono contaminati con molta naturalezza. E da questo Campus Party Connect, oltre alla sfida di portarlo in giro per l’Italia, nasce anche un secondo progetto: «Lo facciamo in luglio, un grande hackathon per riprogettare la scuola di domani?» propone Cozza dal palco. Entusiasmo fra il pubblico. E come dovrebbe essere la scuola di domani? «Come queste giornate, esattamente così» rispondono due ragazze, uscendo.