Gli stipendi dei CEO britannici? Sempre più in alto

di Andrea Barbieri Carones

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Cresce il divario tra gli stipendi dei CEO delle 100 maggiori società quotate alla Borsa di Londra e le paghe dei dipendenti medi. Aumenti del 4000%.

In America lo chiamano “peer benchmarking” mentre in Italia si parla più di privilegi. Dopo gli Stati Uniti, arriva anche nel Regno Unito la diatriba sgli stipendi dei top manager, che secondo alcuni avrebbero raggiunto livelli poco consoni sia ai risultati delle aziende britanniche sia all’austerity globale e alla recessione che ha colpito mezzo mondo.

Fatto sta che una ricerca effettuata da un gruppo di studio indipendente del Paese di Albione – la High Pay Commission – ha analizzato in maniera pedissequa gli emolumenti dei manager di grandi aziende private, soprattutto di quelle facenti parte dell’Ftse 100, quella sorta di “club” che include le 100 società più capitalizzate quotate alla Borsa di Londra.

Ebbene:  paragonando il 2011 con il 1980, in alcuni casi gli aumenti di retribuzione solo saliti del 4.000%, vale a dire di 50 volte. Certo: sarà un caso limite (riferito alla Barclays Bank), però sembra che alcuni CEO suditi della regina Elisabetta guadagnino cifre spropositate rispetto all’andamento del costo della vita.

A rilevarlo sono soprattutto i dipendenti “normali” che vedono il rapporto tra il proprio stipendo e quello dei vertici aziendali dilatarsi a dismisura. Un esempio: se nel 1980 il numero uno di questa banca con 300 anni di storia finanziaria alle spalle guadagnava 14,5 volte uno stipendio medio, oggi l’assegno di fine mese è di 75 volte più alto. Senza contare che i 4,3 milioni di sterline annui percepiti dal deus ex machina della Barclays sono 169 molte maggiori della paga media di un lavoratore britannico.

E differenze simili si riscontrano – con percentuali simili – anche in altre multinazionali o in altre grandi aziende attive in altri settori dell’economia. La cosa, comunque, non è andata giù non solo ad altri colletti bianchi o tute blu ma anche agli stessi destinatari del rapporto che hanno definito come “fuori controllo” molti emolumenti dei vari CEO o top manager.

Più coloriti, come naturale, i commenti dell’uomo della strada che spesso ha definito “moralmente rivoltante” questo andazzo, che è diventato “una concausa della crisi economica in atto, visto che trasferisce ricchezza dai normali cittadini con stipendio medio a quelli che già sono benestanti e che rappresentano appena lo 0,1% della popolazione”.

Il presidente della High Pay Commission ha detto addirittura che “questi aumenti fuori controllo danneggiano l’economia britannica e sono causa di distorsioni nel mercato. Andremo a fondo alla questione, cercando di capire il motivo di questo gap retributivo tra stipendi dei top manager e quelli dei livelli inferiori”.

Le proposte della commissione? “Arrivare a una semplificazione dei compensi, con l’obbligo per le aziende di rendere pubblici i compensi dei dipendenti meglio retribuiti, rendendo noti i criteri utilizzati per differenziare gli emolumenti”.