Aumentano i licenziamenti dei manager

di Teresa Barone

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Negli ultimi cinque anni sono aumentati i licenziamenti dei manager: Federmanager fa il punto.

Segno più per il numero dei licenziamenti che hanno coinvolto i manager nel quinquennio 2011-2015, lasso di tempo caratterizzato da una perdita di risorse manageriali in Italia pari al 10%.

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Un calo che, stando a quanto afferma Federmanager, non viene bilanciato dalle nuove assunzioni.

Solo nel 2015 sono state 4411 le risoluzioni gestite dalla federazione, per l’87% relative ai manager di sesso maschile e per il 13% alle colleghe donne.

«Anche quest’anno dobbiamo riconoscere che non c’è una ripresa reale – afferma il presidente Federmanager, Stefano Cuzzilla – Soffriamo la mancanza di una cultura di impresa capace di mettere in connessione l’investimento in figure manageriali e la competitività del proprio business. Tagliare queste professionalità significa disperdere competenze non solo qualitative ma anche valoriali, pregiudicando seriamente le possibilità delle nostre PMI di concorrere su un mercato in continua evoluzione».

Per il 67% le interruzioni dei contratti lavorativi sono state avviate come risoluzioni consensuali, mentre i licenziamenti veri e propri ammontano al 31% e le dimissioni volontarie sono state solo il 2% del totale.

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Per quanto riguarda i licenziamenti, inoltre, il 14% si è inserito all’interno di licenziamenti collettivi mentre il giustificato motivo oggettivo è stato alla base dell’85% dei casi.

«Il manager è il primo a pagare sulla sua pelle l’apertura di uno stato di crisi o di un piano di ristrutturazione – ribadisce il presidente Federmanager. – Nel 64% dei casi il licenziamento avviene per soppressione della posizione. Se l’azienda avvia un ridimensionamento, incomincia dai profili più costosi, senza considerare che le figure apicali sono anche quelle strategiche, quelle necessarie a essere competitivi sul mercato.»