La compliance normativa è il principale motore delle policy aziendali sulla trasparenza salariale. È il dato che emerge dall’edizione 2026 della Global Pay Transparency Survey di Mercer, condotta su oltre 1.600 multinazionali in 60 mercati. In Europa, malgrado l’imminenza della scadenza del 7 giugno, la percentuale di imprese che stanno implementando strategie — pur in aumento rispetto all’anno precedente — è inferiore alla media internazionale: 70% contro il 77% a livello globale. In Italia, la quota scende al 61%.
Trasparenza salariale, metà imprese italiane non conformi
A livello globale, il livello di adeguamento agli obblighi di trasparenza retributiva è passato dal 32% del 2024 a quasi il 50% nel 2025: un’accelerazione evidente, ma ancora insufficiente. Il 77% delle imprese sta predisponendo strategie di trasparenza, anche se solo il 14% lo ha fatto in modo strutturato sull’intera organizzazione. Il traino resta la necessità di conformarsi alle normative: in Italia lo indica l’82% delle aziende, mentre fattori come l’engagement dei dipendenti (56%) o la competitività (55%) vengono citati con minore frequenza.
Eppure le imprese riconoscono il peso di questi fattori: il 63% è consapevole che la trasparenza retributiva è un’aspettativa dei candidati, e i dati sull’engagement confermano il potenziale inespresso: policy chiare aumentano il coinvolgimento, mentre l’insoddisfazione per lo stipendio resta la prima causa di dimissioni.
Nonostante questa consapevolezza, solo il 29% delle aziende italiane applica oggi criteri di trasparenza salariale, anche se il 48% dichiara intenzione di migliorare. Eppure per i lavoratori, quando le policy retributive sono chiare e il trattamento è percepito come equo, il livello di coinvolgimento cresce dell’85% e quello di impegno del 60%, sempre secondo i dati Mercer.
Secondo un’altra ricerca, questa volta realizzata da Hays Italia con lo Studio Legale Daverio & Florio, il 72% delle imprese italiane è ancora indietro nell’adeguamento e sette lavoratori su dieci non sono al corrente di cosa stia facendo la propria azienda per conformarsi.
Dal 7 giugno obbligo di annunci e criteri trasparenti
Il 7 giugno 2026 è data in cui entra in vigore la direttiva UE 2023/970 sulla trasparenza salariale, con un calendario di obblighi differenziato per dimensione aziendale. Tutti i datori di lavoro dovranno indicare la fascia retributiva prevista negli annunci di lavoro e adottare criteri aperti sulle retribuzioni applicate.
Il rapporto obbligatorio sulla parità salariale scatta invece con soglie progressive: le imprese con oltre 250 dipendenti lo producono ogni anno, quelle tra 150 e 250 ogni tre anni, quelle tra 100 e 150 ogni cinque anni.