Decreto Iperammortamento 2026: cloud escluso e quinta comunicazione obbligatoria

di Anna Fabi

5 Maggio 2026 08:17

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Firmato il decreto attuativo per l'iperammortamento 2026: il MIMIT esclude i software SaaS in cloud e aggiunge una quinta comunicazione al GSE. Si parte entro giugno 2026.

Il decreto attuativo del nuovo iperammortamento 2026 ha finalmente trovato forma definitiva. Il provvedimento è stato firmato il 4 maggio di concerto dai ministri Urso (MIMIT) e Giorgetti (MEF), chiudendo mesi di confronto tecnico tra i due dicasteri. In base alle anticipazioni sul testo ufficiale, il decreto arriva al traguardo con due modifiche dell’ultima ora, entrambe peggiorative rispetto alle prime bozze: l’esclusione dei software fruiti in cloud e l’aggiunta di comunicazioni periodiche di monitoraggio obbligatorie.

Il provvedimento non è ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale: i dettagli riportati derivano dalle anticipazioni di stampa sul dal testo firmato il 4 maggio 2026 e sono quindi soggetti a conferma nel momento della pubblicazione ufficiale, attesa dopo il visto della Corte dei Conti.

Decreto MIMIT firmato: tempistiche di attuazione

Con la firma congiunta dei due ministri il 4 maggio, il decreto ha completato la fase interministeriale. Restano ora il visto della Corte dei Conti, il decreto direttoriale che definirà modulistica e apertura della piattaforma telematica del GSE e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Secondo le previsioni ministeriali l’intera sequenza richiederà circa un mese: le prenotazioni per l’iperammortamento 2026 (applicato sugli investimenti effettuati tra il 1° gennaio 2026 e il 30 settembre 2028) potrebbero aprire entro i primi dieci giorni di giugno 2026. Tuttavia, il ritardo ha già avuto un costo concreto sul mercato: l’incertezza prolungata ha spinto molte imprese a bloccare o rinviare i piani di investimento.

Iperammortamento senza software in cloud

Una delle novità più attese dalle imprese non è arrivata. Stando al testo firmato il 4 maggio, il decreto non conterrebbe il comma che nelle bozze precedenti estendeva esplicitamente il beneficio ai costi sostenuti a titolo di canone per l’accesso ai beni immateriali dell’Allegato V, includendo quindi la modalità as-a-service.

Se confermato dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, i software SaaS resterebbero fuori dal perimetro agevolabile. La specifica potrebbe essere recuperata in sede di circolare operativa, ma la rimozione dal testo sembrerebbe una scelta precisa del Governo. Per le imprese che hanno costruito la propria trasformazione digitale su piattaforme cloud e applicativi in abbonamento, l’esclusione — ove confermata — ridurrebbe in modo sensibile la platea degli investimenti agevolabili.

Tre fasi di accesso e due comunicazioni di monitoraggio

La procedura di accesso è articolata in tre fasi obbligatorie e sequenziali sulla piattaforma GSE: la comunicazione preventiva, la comunicazione di conferma dell’investimento (entro 60 giorni dall’esito positivo del GSE, con attestazione dell’acconto pari ad almeno il 20% del costo di ciascun bene) e la comunicazione di completamento (entro il 15 novembre 2028).

A queste tre fasi si aggiungono, come novità assoluta del testo definitivo, due comunicazioni periodiche di monitoraggio della spesa pubblica: entro il 20 gennaio di ciascun anno l’impresa trasmette i dati sugli investimenti effettuati, i costi sostenuti e la previsione di utilizzo del beneficio; entro il successivo 30 giugno trasmette il piano di ammortamento con le quote dell’incentivo imputate per ciascun esercizio. Il riferimento al 20 gennaio lascia ritenere che le comunicazioni di monitoraggio non si applichino agli investimenti del 2026, per i quali il termine è già decorso, ma il punto andrà confermato dalla circolare operativa che il MIMIT emanerà con il decreto direttoriale.

Vale anche la pena segnalare che la perizia tecnica asseverata è obbligatoria per tutti gli investimenti, senza eccezioni per i beni di basso valore: scompare l’autocertificazione che in passato era ammessa sotto determinate soglie.

Aliquote e vincolo made in EU tra novità e conferme

Il decreto conferma la struttura delle aliquote di iperammortamento, calcolate annualmente sulla base degli investimenti completati in ciascun periodo d’imposta:

  • 180% sulla quota degli investimenti fino a 2,5 milioni di euro;
  • 100% sulla quota compresa tra 2,5 milioni e 10 milioni di euro;
  • 50% sulla quota compresa tra 10 milioni e 20 milioni di euro.

Confermata anche la soppressione della clausola made in Europe: i beni strumentali agevolabili non devono più essere prodotti in uno Stato membro dell’Unione europea o dello Spazio economico europeo. L’unica eccezione riguarda i moduli fotovoltaici, per i quali il vincolo di provenienza UE resterebbe in vigore nelle categorie previste dalla normativa. Per le conferme, si attende la pubblicazione del decreto.