I software in cloud potrebbero rientrare nell’iperammortamento 2026 ma il beneficio non è ancora esteso ai modelli SaaS e as-a-service. Il Governo ha aperto a una possibile soluzione normativa nella risposta all’interrogazione 5-05448 in Commissione Attività produttive alla Camera, confermando che il MIMIT sta valutando con il MEF un intervento per superare l’esclusione dal decreto attuativo. Per le imprese che hanno piani digitali già avviati, tuttavia, senza una norma correttiva certa i canoni cloud continuano a non avere ingresso certo nell’agevolazione.
- Software cloud nell’iperammortamento
- Decreto e piattaforma GSE
- Cloud e as-a-service fuori fino al correttivo
- Perché il cloud interessa molte imprese
- Aliquote e beni agevolabili dell’iperammortamento
- Comunicazioni e controlli GSE
- Da Industria 4.0 al nuovo incentivo 2026
- Cosa cambia per le imprese con software SaaS
Software cloud nell’iperammortamento
L’anticipazione arriva dopo l’esclusione dei software SaaS dal decreto attuativo dell’iperammortamento 2026. Nella risposta parlamentare, il Governo conferma che sono in corso valutazioni su possibili soluzioni normative per includere i software fruiti in cloud e secondo modelli as-a-service.
La formula usata è prudente: il rientro del cloud richiede un intervento di legge e una verifica delle coperture finanziarie con il Ministero dell’Economia. Questo significa che l’apertura politica non cambia ancora il trattamento dei canoni cloud, che restano fuori dalla misura fino a una modifica espressa.
Decreto e piattaforma GSE
Il decreto attuativo dell’iperammortamento 2026 è stato sottoscritto dal Ministro delle Imprese e del Made in Italy il 4 maggio 2026 e dal Ministro dell’Economia il 7 maggio 2026. Il testo è stato registrato alla Corte dei conti il 18 maggio.
Il GSE sta adeguando la piattaforma informatica alle modifiche introdotte dal decreto, così da consentire alle imprese la presentazione delle comunicazioni e l’accesso al beneficio. L’apertura della procedura dovrà quindi arrivare con sistemi, modelli e istruzioni coerenti con il testo attuativo.
Cloud e as-a-service fuori fino al correttivo
Il nodo riguarda i software utilizzati tramite canone, abbonamento o accesso remoto. Sono applicazioni e piattaforme usate in modalità cloud, SaaS o as-a-service, spesso centrali nei progetti di digitalizzazione industriale.
Nel testo del decreto, questi costi non risultano inclusi in modo espresso tra le spese agevolabili. I software acquistati come beni immateriali possono rientrare negli allegati tecnici se rispettano i requisiti previsti; i canoni cloud, invece, seguono una logica diversa rispetto all’acquisto di una licenza capitalizzabile e richiedono una disciplina dedicata.
Perché il cloud interessa molte imprese
L’esclusione dei software cloud riduce l’utilità dell’iperammortamento per le aziende che digitalizzano produzione, logistica, supply chain e controllo dati attraverso piattaforme in abbonamento. ERP, MES, sistemi di industrial analytics, applicazioni IoT e strumenti di intelligenza artificiale sono sempre più spesso erogati in modalità SaaS.
Per molte PMI, il cloud consente di adottare tecnologie avanzate senza immobilizzare risorse in infrastrutture proprietarie e licenze tradizionali. Una norma correttiva potrebbe quindi allargare il beneficio agli investimenti digitali più vicini alle modalità reali di acquisto dei servizi tecnologici.
Aliquote e beni agevolabili dell’iperammortamento
La misura è quella prevista dall’iperammortamento 2026 per investimenti delle imprese, con maggiorazione del costo degli investimenti completati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028. Il beneficio opera come deduzione fiscale ripartita nel periodo di ammortamento del bene.
Le aliquote previste sono:
- il 180% per la quota di investimenti fino a 2,5 milioni di euro;
- il 100% per la quota compresa tra 2,5 milioni e 10 milioni di euro;
- il 50% per la quota compresa tra 10 milioni e 20 milioni di euro.
Il decreto ha inoltre confermato la rimozione del vincolo di provenienza europea dei beni strumentali agevolabili, con una disciplina distinta per i moduli fotovoltaici. La norma sul cloud, se arriverà, dovrà quindi innestarsi su un impianto già definito per aliquote, investimenti e controlli.
Comunicazioni e controlli GSE
L’accesso all’agevolazione passa da una sequenza di comunicazioni al GSE. Il meccanismo comprende comunicazione preventiva, conferma dell’investimento e completamento, a cui si aggiungono comunicazioni periodiche di monitoraggio della spesa.
La procedura richiede documentazione tecnica e contabile. In particolare, la comunicazione di completamento deve essere accompagnata da perizia tecnica asseverata e certificazione contabile, così da attestare caratteristiche dei beni, interconnessione, effettivo sostenimento delle spese e coerenza con la documentazione aziendale.
Da Industria 4.0 al nuovo incentivo 2026
Il ritorno dell’iperammortamento si inserisce nell’evoluzione degli incentivi Industria 4.0, dopo la stagione dei crediti d’imposta per investimenti produttivi e digitali. La novità del 2026 è il ritorno alla maggiorazione del costo, con accesso tramite piattaforma GSE e monitoraggio più stretto della spesa.
Il possibile rientro dei software cloud avrebbe quindi una portata più ampia del singolo chiarimento tecnico: inciderebbe sulla coerenza tra incentivo fiscale e modelli di digitalizzazione adottati dalle imprese.
Cosa cambia per le imprese con software SaaS
Per chi ha già previsto investimenti in software SaaS, la potenziale novità richiede estrema cautela. La risposta parlamentare apre sì alla possibilità di una norma correttiva ma non modifica da sola il regime agevolativo. Prima di includere i canoni cloud nei piani di iperammortamento, infatti, bisogna attendere il testo dell’eventuale intervento e le istruzioni applicative. Nella pratica, potrebbe passare ancora molto tempo senza neppure la certezza di un correttivo garantito.
Nel caso la modifica passasse, però, le imprese possono intanto preparare la documentazione sugli investimenti digitali, verificare la riconducibilità dei software agli allegati tecnici, distinguere costi di licenza e canoni di servizio e monitorare l’apertura della piattaforma GSE. Per i progetti già avviati, la soluzione più prudente è quella di separare gli investimenti certamente agevolabili da quelli legati al possibile rientro del cloud.