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Stretta sui contributi pubblici alle imprese: partono i controlli

di Anna Fabi

13 Novembre 2025 09:04

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La Legge di Bilancio impone agli organi di revisione societaria di verificare i contributi pubblici ricevuti e relazionare al MEF entro fine aprile.

Il sistema di monitoraggio sui contributi pubblici alle imprese entra in una nuova fase di trasparenza. Con l’emanazione del DPCM attuativo previsto dalla Legge di Bilancio 2025 (articolo 1, comma 857, della legge 207/24), i sindaci e i revisori legali delle società beneficiarie di agevolazioni, contributi o finanziamenti pubblici sono chiamati a svolgere controlli più stringenti sulla correttezza delle dichiarazioni e sull’utilizzo delle risorse ricevute.

La novità attribuisce dunque a sindaci e revisori un ruolo sempre più centrale nel garantire la trasparenza e la correttezza dei rapporti tra imprese e pubblica amministrazione. Inoltre, le verifiche obbligatorie servono anche a garantire la tracciabilità degli incentivi per la valutazione d’impatto delle politiche pubbliche.

Verifica obbligatoria per i revisori

A partire dal 2026, dunque, gli organi di controllo delle imprese che hanno percepito contributi pubblici dovranno verificare la corrispondenza tra quanto dichiarato dalle società e gli importi effettivamente incassati, oltre al rispetto delle finalità previste dai bandi o dalle leggi di riferimento. L’obiettivo è prevenire errori, irregolarità o indebite percezioni, rafforzando il presidio di legalità e correttezza amministrativa.

La verifica dovrà essere condotta annualmente e dovrà riguardare tutti i flussi finanziari riconducibili a erogazioni, sovvenzioni, incentivi e crediti d’imposta concessi da enti pubblici nazionali o territoriali, compresi quelli erogati a valere su fondi europei o PNRR. La norma si applica sia alle società di capitali con organo di controllo interno, sia alle imprese obbligate alla revisione legale dei conti.

Relazione annuale al MEF entro aprile

Entro il 30 aprile di ogni anno, i sindaci e i revisori dovranno trasmettere al Ministero dell’Economia e delle Finanze una relazione di verifica sull’esito dei controlli effettuati. Il documento dovrà riportare l’elenco dei contributi pubblici ricevuti, i soggetti erogatori, gli importi accertati e l’eventuale presenza di criticità o discrepanze riscontrate. Il modello di relazione sarà definito con un decreto del MEF, atteso nelle prossime settimane.

La relazione dovrà essere redatta anche in assenza di irregolarità e sarà parte integrante della documentazione annuale di bilancio, con l’obbligo di conservazione per almeno cinque anni. L’omessa o tardiva trasmissione potrà comportare sanzioni amministrative per l’organo di controllo e, nei casi più gravi, la segnalazione all’autorità giudiziaria contabile.

Rafforzamento della trasparenza pubblica

Il provvedimento mira a creare un meccanismo di tracciabilità permanente dei contributi pubblici, collegato alle banche dati del Registro nazionale degli aiuti di Stato e alla piattaforma PNRR del MEF. Le informazioni raccolte dai sindaci confluiranno in un archivio unico, accessibile alle amministrazioni pubbliche per le attività di monitoraggio e rendicontazione.

Secondo il Ministero dell’Economia, l’introduzione di un sistema di controllo incrociato tra revisori e amministrazioni consentirà di ridurre i rischi di doppia erogazione o di uso improprio delle agevolazioni, favorendo una maggiore affidabilità nei flussi informativi e una semplificazione nelle verifiche successive. Le imprese saranno così chiamate a una gestione più accurata delle risorse pubbliche ricevute, in linea con i principi di accountability e compliance europei.

Adempimenti e sanzioni

Il DPCM prevede che, entro 60 giorni dall’entrata in vigore del decreto, il MEF renda operativo un portale telematico per la trasmissione delle relazioni. Gli organi di controllo dovranno accreditarsi tramite SPID o CNS, allegando il verbale di verifica e l’eventuale documentazione di supporto.

Le sanzioni per omessa trasmissione o dichiarazioni incomplete saranno comprese tra 2.000 e 20.000 euro, proporzionalmente alla dimensione dell’impresa e alla gravità della violazione. In caso di reiterazione, potrà essere disposta la sospensione dall’albo dei revisori o l’esclusione temporanea dalle gare e dai bandi pubblici.