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Crisi d’impresa e insolvenza, cambiano i criteri di controllo

di Redazione PMI.it

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In vigore dal 16 maggio il nuovo Codice della crisi d'impresa, con procedure automatiche di allerta e strumenti per il risanamento.

Il Codice della crisi d’impresa, dopo i rinvii Covid, le numerose modifiche e integrazioni del DL 118/2021, dovrebbe entrare in vigore il 16 maggio 2022, introducendo novità procedurali, automatismi volti a far scattare per tempo i primi allarmi e adeguate misure di risanamento. C’è tuttavia l’ipotesi di un nuovo rinvio,  nonostante i sistemi di allerta siano già slittati al 31 dicembre 2023.

L’obiettivo finale resta quello di aumentare la capacità dell’impresa di restare in vita, potenziando  gli strumenti per l’emersione dalla crisi d’azienda. Per le aziende sono dunque in vista nuovi obblighi procedurali ma anche nuovi strumenti utili, come il test per la verifica della perseguibilità del risanamento e la risoluzione delle crisi.

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Codice crisi d’impresa: i nuovi controlli

I nuovi obblighi (articolo 12) previsti dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza sono finalizzati alla tempestiva rilevazione delle situazioni di crisi e alla sollecita adozione di soluzioni idonee alla sua composizione. Vengono individuate specifiche misure di allerta, che scattano in base a indicatori di crisi (elencati nell’articolo 13), aggiornati con cadenza triennale dal Consiglio Nazionale dei Commercialisti, tra cui:

  • squilibri di carattere reddituale, patrimoniale o finanziario,
  • indici sulla sostenibilità dei debiti per almeno i sei mesi successivi,
  • prospettive di continuità aziendale per l’esercizio in corso o, quando la durata residua è inferiore, per i sei mesi successivi,
  • indici che misurano la sostenibilità degli oneri dell’indebitamento con i flussi di cassa,
  • adeguatezza dei mezzi propri rispetto a quelli di terzi, ritardi nei pagamenti reiterati e significativi.

Fra gli strumenti di supporto, oltre alla possibilità di impostare automaticamente una rateazione in caso di indebitamento non superiore a 30mila euro (i creditori devono avere 30 giorni di tempo per manifestare eventuale dissenso), c’è la piattaforma nazionale gestita dalle Camere di Commercio per la composizione negoziata della crisi e la lista di controllo particolareggiata (adeguata anche alle esigenze delle micro, piccole e medie imprese) con le indicazioni operative per il piano di risanamento, oltre a un test pratico per la verifica della fattibilità del risanamento, accessibile all’imprenditore e ai professionisti incaricati, ed un protocollo di conduzione della composizione negoziata.