Manovra bis, lo sciopero dei sindaci

di Barbara Weisz

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E' il giorno dello sciopero dei sindaci e della protesta di Regioni e Province contro la manovra bis approvata dal parlamento. Rischio aumento Irpef nel 57% dei comuni. Alemanno chiude l'Anagrafe.

I sindaci restituiscono le deleghe sulle funzioni di anagrafe ai prefetti. Le Regioni riconsegnano i contratti sul trasporto pubblico locale al ministro dei Rapporti con le Autonomie Raffaele Fitto. E’ il giorno della protesta di sindaci ed enti locali contro la manovra finanziaria bis approvata ieri in via definitiva dalla Camera. Il primo sciopero dei sindaci d’Italia, deliberato dal Consiglio direttivo dell’Anci, a cui aderiscono anche Conferenza delle Regioni e Upi, Unione delle Province d’Italia.

Roma, Milano, Napoli, Venezia, Torino, 9mila sindaci in tutta Italia hanno aderito alla giornata di protesta contro gli effetti di una manovra che, denuncia l’Ifel, l’istituto per la finanza locale dell’Anci, potrebbe costringere il 54,7% dei Comuni (contro l’attuale 13,4%) ad aumentare l‘addizionale Irpef «fino al livello massimo dello 0,8%, sebbene ad ogni modo il 60-80% dei municipi italiani rischia di non riuscire comunque a compensare interamente i tagli con l’aumento delle tasse».

Secondo l’Ifel, gli effetti della manovra sommati a quelli degli altri recenti provvedimenti che hanno effetto dal 2010 costeranno in media 136 euro a ogni cittadino italiano. E ancora, analizzando il costo della manovra nelle singole città, a Roma si pagheranno, sempre nel 2012, 172 euro in più a cittadino, a Milano 227 euro, a Napoli 236 euro, a Torino 220, a Venezia 327. Stangate in alcuni piccoli comuni, come Livigno, 438 euro, Cortina d’Ampezzo, 423 euro, Sanremo, 400 euro, Forte dei Marmi, 397 euro.

Risultato: dopo la manifestazione dell’agosto scorso, un’altra protesta dei sindaci, a cui non aderisocno i primi cittadini del Carroccio.

A Roma, il sindaco Gianni Alemanno dopo aver rimesso come gli altri colleghi in tutta Italia le deleghe al prefetto, ha simbolicamente chiuso l’ufficio Anagrafe e Stato Civile del Comune: «tra Patto di stabilità e taglio ai trasferimenti, la manovra costerà al Comune di Roma 450 milioni di euro che si uniscono ai 150 milioni che sono stati tagliati quest’anno, nel bilancio 2011». E ancora: «rischiamo o di non trovare più bus e tram alle fermate o di pagare i biglietti 5 euro» piuttosto che «di dover abbandonare assistenza agli anziani e asili nido».

Dello stesso tenore le dichiarazioni dei colleghi di tutta Italia. Il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris parla di «manovra scellerata» che «avrà ripercussioni gravissime», mentre da Venezia Giorgio Orsoni rincara la dose: «non bisogna abbassare la guardia perchè è essenziale mantenere un certo livello di servizi».

Fra gli articoli più criticati della manovra, il 4 e il 16, che obbligano i Comuni alla dismissione delle società partecipate e che intervengono sull’organizzazione istituzionale dei 5800 Piccoli Comuni sugli 8 mila totali.

Quanto alle Regioni, oggi riunione straordinaria della Conferenza della Regioni e delle Province autonome, poi alle 16 l’incontro con il ministro Fitto per la restituzione delle deleghe sul Traporto Pubblico. Tuona Vasco Errani, presidente della Conferenza nonchè della Regione Emilia Romagna: il taglio in manovra, del 75% (400 milioni contro precedenti impegni per 1,9 miliardi), «dal 2012 renderà impossibile la gestione del trasporto pubblico locale».

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