Manovra finanziaria: ticket, le Regioni non ci stanno

di Anna Nosari

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Reazioni negative delle amministrazioni regionali a quanto previsto dalla Finanziaria appena entrata in vigore in tema di ticket sanitari

È entrata in vigore ieri, con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, ma la manovra finanziaria continua a far discutere.

Sul banco degli imputati anche il ticket sanitario di 10 euro per le visite specialistiche: applicabile già da oggi, ma non scatterà immediatamente in tutte le Regioni.

Infatti, lo stesso testo di legge prevede che ogni amministrazione regionale possa decidere se e come applicarlo, fatta salva naturalmente la necessità di trovare la relativa copertura di bilancio.

E subito, fin dal primo giorno di vita della legge finanziaria, sette regioni hanno detto il loro no all’applicazione immediata del ticket.

In prima fila l’Emilia Romagna, che ha indirizzato ai direttori generali delle Asl una circolare firmata dal presidente Vasco Errani e dall’Assessore alla Salute Carlo Lusenti. “Per la regione la scelta di introdurre i ticket è sbagliata e ingiusta”, ha spiegato Lusenti, precisando che la manovra peserà sul servizio sanitario regionale per oltre un milione di euro alla settimana. Intanto, ogni provvedimento verrà sospeso per 15 giorni, per studiare misure alternative per la sanità emiliana.

Anche la Toscana si darà due settimane di tempo per mettere a punto interventi che permettano, come dichiarato dal governatore Enrico Rossi, di sostenere le conseguenze dei tagli senza gravare sui cittadini più deboli, pensando, ad esempio, a forme di compartecipazione diversa in base all’età, alle patologie, al reddito.

Un secco no arriva anche dal Veneto, il cui governatore Luca Zaia ha affermato in modo categorico di non voler gravare sui contribuenti, forte anche di un bilancio in attivo. Su posizioni simili la Sardegna, il Trentino Alto Adige, la Val d’Aosta e l’Umbria, la cui presidente Catiuscia Marini ha definito il ticket “un balzello ingiusto e iniquo che penalizza i cittadini”. Anche qui si è deciso di “congelare” la manovra per qualche giorno per consentire lo studio di misure alternative.

Sono invece, ad ora, quattro le regioni che hanno scelto di applicare fin da subito ai loro contribuenti l’aggravio di 10 euro sui ticket sanitari: Liguria, Basilicata, Sicilia e Lombardia.

L’assessore lombardo alla Sanità, Luciano Bresciani, ha parlato di ticket solo per redditi “medio-alti”, ma non è chiaro cosa si intenda esattamente, in termini di cifre, con questa definizione. In ogni caso, martedì ci sarà un incontro interassessoriale per valutare le conseguenze della manovra e si parlerà anche di eventuali provvedimenti sul tema.

Più complessa la situazione delle regioni sottoposte a Piano di rientro, come il Piemonte, dove l’assessore al Bilancio sta valutando le ricadute sui conti regionali, e il Lazio, la cui presidente Renata Polverini si è detta “preoccupata”, affermando che “chi sentirà maggiormente il peso di questa manovra saranno i cittadini a minor reddito”.

Non sono pochi, del resto, a ritenere che si tratti di un vero e proprio regalo ai privati. Tra gli altri lo ha dichiarato, in un’intervista rilasciata ieri a Repubblica, l’assessore alla Sanità dell’Emilia Romagna: “Con l’aumento alcuni esami costano quanto in un laboratorio privato. Questo sposta verso i privati una gran quantità di pazienti, gli ospedali incassano di meno e i cittadini subiscono lo stesso gli aumenti”. Senza poter scegliere.

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