Partite IVA: allarme pressione fiscale

di Noemi Ricci

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La CGIA Mestre lancia l'allarme partite IVA: la pressione fiscale è al 51%, le riduzioni fiscali di Renzi hanno lasciato fuori artigiani, commercianti e autonomi.

Pressione fiscale a livelli record per le partite IVA italiane, alle quali il Fisco “toglie” il 51% dei ricavi (simulazione effettuata sulle tasse pagate da un idraulico senza dipendenti con un reddito di 35.000 euro l’anno). A lanciare l’allarme sulle troppe tasse gravanti sulle partite IVA italiane è la CGIA di Mestre.

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partite IVA pressione fiscale2

Eppure, secondo i calcoli effettuati dall’Ufficio studi della CGIA, nei mille giorni in cui è Presidente del Consiglio, il premier Matteo Renzi ha abbassato le tasse in misura strutturale per oltre 21 miliardi di euro. Peccato che in questa riduzione degli oneri fiscali Renzi si sia concentrato soprattutto su dipendenti (con bonus in busta paga) ed imprese (con l’eliminazione dell’IRAP dal costo del lavoro e la riduzione dell’IRES), abbia abolito la TASI e introdotto altre misure di riduzione delle imposte di minore entità (esenzione dell’IMU sui terreni agricoli posseduti da coltivatori diretti, abolizione dell’IRAP in agricoltura, abolizione IMU sugli imbullonati), ma abbia dimenticato le partite IVA.

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partite IVA pressione fiscale

Ma per quasi 3 milioni di artigiani, commercianti e lavoratori autonomi senza dipendenti i benefici fiscali sono stati praticamente nulli:

  • credito di imposta del 10% dell’IRAP per le aziende senza dipendenti;
  • incremento delle deduzioni forfetarie della base imponibile IRAP;
  • riduzione dell’INAIL e del diritto camerale.

Misure non sufficienti a compensare, ad esempio, l’aumento dei contribuiti previdenziali per effetto della Riforma delle Pensioni Fornero del Governo Monti.

“Va altresì ricordato – sottolinea il segretario della CGIA Renato Mason – che a partire dall’anno di imposta 2016 il Governo Renzi ha introdotto anche per le piccolissime imprese e per gli autonomi in contabilità ordinaria la nuova IRI, che prevede una tassazione fissa al 24%, e il regime per cassa per le attività in contabilità semplificata. Misure che, comunque, presentano degli aspetti applicativi da chiarire che in molti casi potrebbero pregiudicarne addirittura la convenienza”.

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Il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA, Paolo Zabeo, aggiunge:

“Se dal 2011 avevamo subito un costante aumento del prelievo fiscale, a partire dal 2014 si è invertita la tendenza, anche se la stragrande maggioranza dei benefici introdotti dal governo Renzi non ha interessato il popolo delle partite IVA. Ancora una volta la lobby sindacale/confindustriale e l’insensibilità della classe politica di questo Paese hanno prevalso sugli interessi dei piccoli produttori. Su quel mondo di lavoratori autonomi, costituito in particolar modo da ex operai, da giovani free lance e da liberi professionisti, che inspiegabilmente continuano a non ricevere alcuna attenzione ai loro problemi”.

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