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Canone RAI in bolletta: Authority possibilista

di Barbara Weisz

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L'Authority per l'Energia propone al Governo una soluzione di compromesso sul canone RAI in bolletta, contestato dalle imprese: il dibattito e le ipotesi allo studio.

Dopo le critiche sul progetto del Governo di inserire il canone RAI in bolletta con la Legge di Stabilità 2016, il presidente dell’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas, Guido Bertoni, esprime disponibilità a studiare soluzioni efficaci ma che evitino «un ibrido che funziona anche peggio».

=> Legge di Stabilità 2016: canone RAI in bolletta

L’Authority recepisce  di fatto le posizioni delle associazioni di categoria:

«dobbiamo stare attenti che dal connubio tra un sistema come quello elettrico, che lamenta un alto tasso di morosità e di sofferenze nel pagamento delle bollette, e un meccanismo di riscossione del canone RAI che, leggo dalle stime, presenterebbe un 25% di evasione complessiva, non si tragga un ibrido che funziona ancora peggio quanto a regolarità di funzionamento finanziario. Non ci difetta l’inventiva per dare una risposta fattiva alla riscossione del canone televisivo, se il governo riterrà di chiedere il nostro ausilio, anche grazie alle strutture informativo-anagrafiche già oggi disponibili nel mercato elettrico».

Quindi non si chiudono le porte a una collaborazione per incentivare il pagamento del canone RAI ma non è chiaro come potrebbe concretizzarsi

Assoelettrica definisce la soluzione «un gran pasticcio», con il consumatore che non saprebbe più se sta pagando l’energia o la RAI e le imprese elettriche che dovrebbe gestire complicazioni e sarebbero sottoposte a un elevato rischio di morosità. Patrizia Grieco, presidente Enel, ritene la soluzione difficilmente applicabile da diversi punti di vista: «tecnicamente, per i sistemi di fatturazione, e probabilmente anche dal punto di vista giuridico».

No anche da Confartigianato, che parla del «quattordicesimo balzello della bolletta elettrica» e chiede invece l’abolizione del canone speciale pagato dalle imprese per il possesso di apparecchi atti/adattabili alla ricezione dei programmi radiofonici/televisivi, con qualsiasi mezzo e tecnologia diffusi, in esercizi pubblici o in locali aperti al pubblico e comunque al di fuori dell’ambito familiare. Un tributo che Confartigianato definisce:

«anacronistico e illegittimo perché rivolto anche ad imprenditori che, oltre a pagare già il canone Rai ordinario, sono chiamati a pagare anche per il possesso di qualsiasi dispositivo che riceve il segnale tv, inclusi i sistemi di videosorveglianza».

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