Evasione: gli strumenti del Fisco per combatterla

di Francesca Vinciarelli

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Con lo scambio informazioni su conti correnti e attività finanziarie senza segreto bancario il Fisco non ha più alcun alibi: l'evasione fiscale in Italia deve essere contrastata.

A partire dal mese di aprile banche ed intermediari finanziari dovranno comunicare all’Anagrafe fiscale i dati relativi a tutti i rapporti finanziari dei proprio clienti, compresi quelli relativi al saldo annuale di conti correnti e conti deposito, come disposto dal decreto Salva Italia (decreto legge 201/2011). La comunicazione dovrà essere inviata all’Agenzia delle Entrate, entro il 30 aprile.

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Si tratta di un ulteriore strumento nelle mani del Fisco volto a contrastare l’evasione fiscale tra i quali figurano:

  • abolizione del segreto bancario;
  • Studi di settore;
  • blitz contro la mancata emissione di scontrini e ricevute;
  • Redditometro;
  • Spesometro;
  • 117 (il numero di pubblica utilità della Guardia di Finanza);
  • Serpico (super cervellone che registra decine di migliaia di informazioni al secondo per mettere a confronto dichiarazioni dei redditi, polizze assicurative, informazioni del catasto, del demanio, della motorizzazione, etc.);
  • metodologie di controllo delle Pmi e dei lavoratori autonomi;
  • limite all’utilizzo dei contanti fino a 3.000 euro;
  • utilizzo del POS per le transazioni commerciali;
  • fattura elettronica;
  • Reverse charge.

Un tassello che va a comporre il poderoso archivio del Fisco con il quale, secondo la CGIA Mestre, l’Amministrazione finanziaria è nelle condizioni di non poter più sollevare alcun alibi:

“Adesso ci sono tutte le condizioni – afferma il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA Paolo Zabeo – affinché l’evasione venga contrastata e ricondotta a dimensioni più accettabili, favorendo coloro che non vogliono e non possono evadere le tasse. Ovvero, la stragrande maggioranza dei contribuenti italiani”.

=> Controlli fiscali: sì alla violazione del segreto bancario

Un problema, quello dell’evasione fiscale, al quale l’Italia finora non è riuscita a porre fine, nonostante i numerosi controlli effettuati. Solo nel 2015 sono stati oltre 514.000 gli interventi di monitoraggio su scontrini, ricevute, fatture e sui documenti di trasporto delle merci. Il segretario della CGIA, Renato Mason, spiega:

«Ci sono ancora moltissime persone completamente sconosciute al Fisco che continuano a nascondere quote importanti di valore aggiunto. Non dimentichiamo, poi, il mancato gettito imputabile alle manovre elusive delle grandi imprese e alla fuga di alcuni grandi istituti bancari e assicurativi che hanno spostato le sedi fiscali nei Paesi con una marcata fiscalità di vantaggio per pagare meno tasse».

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