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Bonus edilizi e tax crediti: come impattano le novità 2026 sulle compensazioni

di Anna Fabi

Pubblicato 28 Ottobre 2025
Aggiornato 28 Gennaio 2026 11:32

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Giro di vite sulle compensazioni fiscali, colpite soprattutto le imprese con crediti edilizi e tax credit investimenti: novità in Manovra.

La Manovra 2026 introduce un doppio intervento restrittivo sull’utilizzo dei crediti fiscali in compensazione, con effetti potenzialmente rilevanti per le imprese italiane. Secondo le stime contenute nella relazione tecnica al disegno di legge di bilancio approdato in Senato, il valore complessivo dei crediti interessati dalla stretta ammonta ad almeno 140 miliardi di euro, tra quelli già maturati e quelli che si consolideranno nel corso del 2025.

Il grosso della cifra – oltre 130 miliardi – riguarda i bonus edilizi generati a partire dal 2020 e non ancora utilizzati: superbonus (86 miliardi), bonus facciate (18 miliardi), bonus ristrutturazioni (13 miliardi) ed ecobonus (11 miliardi). A questi si sommano i tax credit legati agli investimenti nella Zona Economica Speciale del Mezzogiorno (2,2 miliardi) e ai programmi Transizione 4.0 e 5.0 (5,3 miliardi complessivi).

Compensazioni vietate con debiti: nuove soglie da gennaio

Il primo intervento scatterà dal 1° gennaio 2026 e riguarda la riduzione della soglia di debiti tributari o previdenziali che impediscono l’utilizzo dei crediti in compensazione. Il limite viene dimezzato da 100mila a 50mila euro di importi iscritti a ruolo e non pagati, per i quali non siano in corso provvedimenti di sospensione. Oltre questa soglia, l’impresa perde la possibilità di compensare i propri crediti fiscali tramite modello F24.

Una misura che, pur mirando a rafforzare la compliance fiscale, rischia di penalizzare soprattutto le imprese in difficoltà, spesso già alle prese con tensioni di liquidità e ritardi nei rimborsi. La perdita temporanea della possibilità di compensare crediti legittimi può generare effetti a catena sui flussi di cassa e sulla gestione corrente.

Dal 1° luglio 2026 stop alle compensazioni

Il secondo giro di vite, più incisivo, arriverà dal 1° luglio 2026. Da quella data verrà esteso a tutti i soggetti economici – non più solo banche, intermediari finanziari e assicurazioni – il divieto di utilizzare i crediti fiscali derivanti dai bonus edilizi per compensare contributi previdenziali e assistenziali, oneri assicurativi, ritenute alla fonte o imposte sostitutive. In pratica, i crediti edilizi e industriali non potranno più essere utilizzati per ridurre i versamenti contributivi e previdenziali, che rappresentano una delle principali voci di compensazione per le imprese con molti dipendenti.

Le imprese più penalizzate

La nuova disciplina colpisce in modo particolare le aziende con un elevato numero di dipendenti e un basso livello di redditività, ad esempio per effetto di perdite o di investimenti rilevanti. Si tratta spesso di imprese che, pur disponendo di crediti fiscali maturati in modo pienamente legittimo, fanno affidamento sulla compensazione per alleggerire i versamenti mensili di contributi e imposte.

Il rischio, segnalano le associazioni di categoria, è che il blocco temporaneo delle compensazioni possa congelare risorse liquide e ridurre la capacità operativa delle imprese, in un momento in cui molte aziende devono già fronteggiare l’aumento dei costi energetici e delle materie prime.

Verso una nuova stagione di controlli incrociati

La norma, contenuta nell’articolo 26 del disegno di legge di bilancio, non solo ridurrà la circolazione dei crediti fiscali ma comporterà anche un aumento dei controlli preventivi da parte dell’Agenzia delle Entrate. Il vero obiettivo della stretta, infatti, è proprio il rafforzamento dell’attività di controllo e la riduzione dei canali attraverso cui i crediti, anche frutto di illeciti, possono essere utilizzati in compensazione.

Solo nei primi nove mesi del 2025, l’Agenzia delle Entrate ha scartato crediti per 561 milioni di euro e sospeso ulteriori tre miliardi per verifiche. L’analisi preventiva delle compensazioni si sta rivelando uno strumento efficace contro l’utilizzo irregolare delle agevolazioni, ma rischia di rallentare anche l’operatività delle imprese in regola.

La strategia del Governo e dell’Agenzia delle Entrate punta a rafforzare la tracciabilità dei crediti e ad estendere il sistema di controlli automatici sui modelli F24, già operativo per i bonus edilizi. L’obiettivo è duplice: tutelare la legalità fiscale e al tempo stesso evitare che le agevolazioni si trasformino in strumenti di evasione o frode.

La sfida sarà però mantenere un equilibrio tra esigenze di controllo e continuità operativa delle imprese. Senza una gestione chiara dei crediti residui, e in assenza di meccanismi di compensazione alternativi, il rischio è di creare un nuovo collo di bottiglia finanziario che rallenti la ripresa degli investimenti.

Nonostante la portata delle restrizioni, peraltro, l’impatto diretto sul bilancio pubblico sarà limitato: a regime, le nuove regole genereranno effetti finanziari per meno di 300 milioni di euro.