Riforma IRPEF, accordo politico: 4 scaglioni, aliquota centrale al 35%

di Redazione PMI.it

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Riforma fiscale, la proposta dei partiti all'Esecutivo: quattro scaglioni IRPEF, aliquote ridotte, ceti medi al 35%, abolizione IRAP per gli autonomi.

Riduzione da cinque a quattro scaglioni IRPEF con cancellazione della quarta aliquota al 41% e imposta per ceti medi (3° scaglione) al 35%: sarebbe questa la formula su cui la maggioranza di Governo si starebbe orientando, in relazione alla riforma fiscale da inserire nella Legge di Bilancio 2022, mantenendosi nello stanziamento degli 8 miliardi previsti. Lo ha riferito il Viceministro allo Sviluppo Economico, Gilberto Pichetto, che tuttavia sottolinea come si tratti ancora di una intesa politica preliminare: il Ministro Daniele Franco dovrà sottoporre la proposta al Premier, Mario Draghi, mentre dall’altro lato è necessario incassare la conferma anche in seno ai singoli partiti.

Riforma IRPEF: la proposta dei partiti

Per quanto riguarda l’IRPEF, sulla no tax area si valutano solo piccole modifiche, mentre gli scaglioni si ridurrebbero a quattro armonizzando le aliquote di quelli centrali per ridurre i “salti d’imposta”. In pratica, la proposta dei partiti si sintetizzerebbe secondo il seguente schema:

  • 1° scaglione (redditi fino a 15mila euro): aliquota IRPEF al 23%
  • 2° scaglione (redditi 15-28mila euro): aliquota IRPEF al 25% (dal 27%)
  • 3° scaglione (redditi 28-50mila euro): aliquota IRPEF al 35% (dal 38%)
  • 4° scaglione (oltre 50mila euro): aliquota IRPEF al 43%

Per quanto riguarda il taglio del cuneo fiscale, ossia bonus IRPEF in busta paga e la detrazione per lavoro dipendente (ex Bonus Renzi), la proposta vede in sostanza una sua abolizione (con assorbimento dei benefici nelle ridotte aliquote IRPEF). In pratica, i 100 euro al mese di retribuzione netta aggiuntiva verrebbero meno.

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Taglio IRAP: due ipotesi alternative

In merito all’IRAP, invece, la proposta dei partiti  è un taglio verticale  in base alla forma giuridica e si concentra sull’abolizione d’imposta per le persone fisiche, gli autonomi e le ditte individuali, aggiungendo eventualmente le startup. L’alternativa sarebbe un taglio orizzontale, con una soglia fissa di fatturato sotto la quale prevedere l’esenzione IRAP. Da quanto emerso, la prima ipotesi sarebbe quella caldeggiata dai partiti.

I prossimi step della riforma

La palla passa ora al Governo, che dovrà valutare queste proposte e, in caso di intesa, incamerarle nella Manovra tramite un emendamento al testo del ddl di bilancio, nel suo passaggio in Senato e prima del suo arrivo alla Camera, dove con ogni probabilità arriverà blindato da voto di fiducia.

Sul piatto ci sono 8 miliardi di euro, che orientativamente l’Esecutivo vorrebbe indirizzare tanto alla riduzione della pressione fiscale delle famiglie e delle persone fisiche quanto (seppur in misura ridotta) al taglio delle imposte che gravano sulle attività d’impresa. La “formula Franco“, presentata anche in audizione sulla Manovra, sarebbe quella 6+8 (miliardi da destinare al taglio IRPEF e a quello IRAP, rispettivamente) con ipotesi di riduzione delle aliquote del secondo e terzo scaglione (dunque, in linea con la proposta dei partiti). Mancherebbe invece l’abolizione del quarto scaglione, su cui pertanto restano concentrate le attese in vista di un accordo definitivo tra Governo e maggioranza.