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Il CIO in azienda? Figura strategica e trasversale

di Noemi Ricci

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Gli esperti sono unanimi nel riconoscere come stia cambiando il ruolo del CIO in azienda: sempre più strategico e trasversale, e con competenze poliedriche ricercate dalle aziende

Sempre più strategico e coinvolto nelle tematiche di business: questa l’evoluzione in chiave ICT del CIO (Chief Information Officer) in azienda, una figura sempre più strategica e fondamentale perchè flessibile e trasversale a tutti i settori di attività.

Dopo la ricerca Economist commissionata da McAfee e i dati del CIO Survey 2008 di NetConsulting, si torna a parlare di ruolo ed evoluzione del manager cui fanno capo le informazioni in azienda, con i dati resi noti dalla Divisione Technology di Michael Page.

Negli ultimi tempi, tutti gli esperti rilevano la tendenza a richiedere al CIO competenze poliedriche che, quindi, si orienta sempre più verso il settore IT, facendo fronte a necessità tecnologiche dell’azienda frutto dell’evoluzione dei mercati, e agli aspetti più marcatamente organizzativi e strategici dell’azienda.

Il profilo del nuovo manager è ibrido: CIO, CTO & Co., con spiccate attitudini direzionali. Almeno questo è quanto chiede il mercato, tanto da rendere quasi indispensabile sviluppare nuove competenze che abbracci no a tutto tondo le attività in azienda. La tendenza è tipica anche nelle Pmi, per quanto con ripercussioni a volte rischiose.

Di fatto, questo mutamento di scenario rispecchia anche l’integrazione sistematica in azienda di soluzioni tecnologiche: Saas (software-as-a-service), software enterprise, applicazioni di business intelligence e project management (ERP, CRM,…), gestione documentale informatizzata, storage IT e networking avanzato, senza contare le nuove integrazioni di architetture service oriented (Soa) e le applicazioni on-demand.

Landing Page, tra l’altro, evidenzia la richiesta crescente di profili middle management (35mila – 65mila euro), a fronte del calo degli investimenti in Formazione di figure professionali. Piuttosto, si preferisce rivalutare l’insourcing di risorse esterne.