Complex Event Processing nelle Pmi: prevenire è meglio che curare

di Alessia Valentini

scritto il

La nuova tecnologia per la gestione del business in tempo reale: cosa è, come funziona, quali benefici può portare in una Pmi

Per tenere il proprio business sott’occhio senza dover ricorrere alla classica palla di vetro, esistono oggi strumenti analitici che consentono di cogliere al meglio le opportunità offerte da scenari inaspettatamente positivi o di districarsi in situazioni di crisi non prevedibili ad una prima valutazione. Stiamo parlando del Complex Event Processing (CEP).

Monitorare il mercato e gestire al meglio il proprio giro d’affari, è un’esigenza primaria di ogni imprenditore, che però è spesso vittima di eventi e congiunture impreviste e indesiderate. Con conseguenze spesso disastrose, soprattutto per le Pmi che operano spesso senza solide “reti di sicurezza” economiche.

Letteralmente “elaborazione degli eventi complessi”, è una teoria nuova ma in costante evoluzione, originariamente concepita da David Luckham, Stanford University nel 1990.

Consiste nell’uso della tecnologia per individuare in anticipo eventi di alto livello risultanti da specifici fattori di basso livello identificando e analizzando relazioni di tipo causa-effetto su eventi in real time, e consentendo così immediate e proattive azioni di risposta a specifici scenari.

Teoria e soluzioni

Obiettivo principale del CEP è incanalare il flusso delle informazioni contenute in determinati eventi all’interno di tutti i livelli IT dell’azienda, in modo che possano essere recepite e comprese in termini di impatti sull’organizzazione, abilitando l’alta direzione ad operare le opportune azioni correttive in tempo reale.  

Il CEP impiega tecniche diverse: individuazione di pattern complessi su eventi diversi, correlazione eventi (event correlation), gerarchia eventi, processi guidati da eventi, (event driven processes) e relazioni fra eventi quali casualità, appartenenza, e tempo.

Le soluzioni CEP possono essere classificate in due grandi sottoinsiemi:

  1. Computation oriented CEP – esecuzione online di algoritmi come in a un evento scatenante registrato dal sistema. Un esempio semplice è la continua elaborazione della media matematica sulla base di un flusso di numeri in ingresso.
  2. Detection oriented CEP – individuazione di combinazioni di eventi chiamati “event pattern” o più semplicemente “situazioni”. In sostanza, si cerca una specifica e significativa sequenza di eventi in base alla quale si effettuano controreazioni adeguate.

Nella pratica del business, la teoria CEP consente di implementare il Business Activity Monitoring (BAM), costituito da monitoraggio, individuazione, analisi e pronta reazione alle opportunità più sfidanti o critiche e rischiose per una azienda.  

Ma il CEP consente anche di gestire sistemi di informazione quali Business Process Management (BPM), Enterprise Application Integration (EAI), Event-Driven Architectures (EDA) e Service-Oriented Architecture (SOA).

Nell’ambito del BPM vige una distinzione fondamentale fra Business Event Management (BEM) e CEP vero e proprio. Secondo Forrester ed altri analisti, queste due tecnologie sono diverse perchè il BEM consente di monitorare e gestire i processi di business basandosi sull’analisi di eventi storici e pre-configurati dal dipartimento IT, mentre il CEP “cattura” eventi inerenti il business in real-time, da sorgenti multiple e li instrada al livello decisionale più appropriato per l’analisi o la risoluzione.

La differenza sta quindi nel concetto di “tempo” in cui gli eventi giudicati significativi sono presi in considerazione: tempo reale o nearly real time letteralmente “quasi in tempo reale”, grazie a specifici algoritmi temporali, storici e/o di calcolo.

Analisi di mercato

Il mercato è più che mai pronto a implementare soluzioni CEP perché ci si rende conto dell’importanza data dalla capacità di reagire prontamente ad eventi esterni favorevoli o critici.

I dati di questo andamento entusiastico derivano da vari studi: il primo promosso da Progress Software e condotto da Vanson Bourne evidenzia una generale insoddisfazione nei processi decisionali interni all’azienda giudicati lenti e onerosi, tanto che il 23% delle aziende italiane intervistate non si sente competitivo rispetto alla reazione proattiva di un cambiamento dei propri processi e addirittura il 50% ritiene che esista un gap informativo nel processo decisionale.

Anche secondo Gartner i processi aziendali richiedono tempi tecnici di attuazione troppo lunghi se paragonati alle esigenze “agili” di un mercato competitivo: le aziende devono non solo implementare ma padroneggiare le tecniche di elaborazione eventi se vogliono prosperare o, dato il periodo di crisi, anche solo sopravvivere.

Piuttosto che ristrutturare l’azienda in complicati sistemi di BPR, l’idea è implementare sistemi CEP, processi intrinsecamente “smart” in quanto reagiscono solo in base a determinate sequenze di eventi segnalate come “soglie di attenzione“.

Il modo più opportuno di progettare e realizzare un sistema di CEP in azienda viene spiegato in dettaglio nel libro: “Event Processing: Designing IT Systems for Agile Companies” edito da McGraw Hill.

Forrester Research ha condotto un vasto studio in Nord America ed Europa per indagare il grado di penetrazione di nuove tecnologie quali SOA, CEP e EDA. Il risultato è incoraggiante: il 33% degli intervistati utilizza già le tecnologie CEP nella propria organizzazione mentre il 38%, dice di essere ben informato a riguardo anche se al momento ancora non le ha ancora implementate.

La conoscenza degli eventi significativi da prendere in considerazione in un sistema CEP è appannaggio di top manager e utenti business (motivo per cui i progetti CEP nascono non dal comparto IT ma dalle aree finanziarie), e quindi sono loro a dover intuire quali correlazioni ed analisi attuare attraverso il CEP.

Di fatto, si devono considerare tre classi di eventi: esterni (forniti da istituti finanziari quali Bloomberg o Reuters e sostanzialmente riguardanti gli andamenti generali di mercato e alla nicchia tecnologica cui l’organizzazione appartiene), interni IT (scaturiti dai sistemi IT aziendali, che possono riguardare sia le aree finanziarie che tecniche) ed interni non IT (che scaturiscono dai vari dipartimenti, dai sistemi produttivi all’approvvigionamento al magazzino, ecc.).

Altri ambiti di applicazione per il CEP? Un importante valore aggiunto può venire, per esempio, dall’analisi delle interazioni Web, per verificare il comportamento di un utente online che ha visionato un prodotto senza procede al suo acquisto via Internet.

I Video di PMI

Google Analytics: attenzione alla Frequenza di Rimbalzo!