Riduzione dell’orario di lavoro: un obiettivo possibile anche grazie all’AI

di Gianluca Spolverato

Pubblicato 6 Ottobre 2025
Aggiornato 7 Ottobre 2025 09:42

logo PMI+ logo PMI+
Cambiare l’orario di lavoro è possibile? Grazie alla tecnologia, la settimana corta potrebbe diventare la normalità.

Se fino a qualche anno fa l’orario di lavoro sembrava immutabile, dal periodo Covid in poi molte aziende hanno introdotto nuove modalità: lavorare da remoto e avere orari flessibili non è più impossibile. E ora, grazie anche alla tecnologia, per molte imprese grandi e piccole si può iniziare a parlare anche di settimana lavorativa corta.

La situazione attuale

L’orario di lavoro su cinque giornate a settimana è in vigore in Italia dal 1923, frutto di rivendicazioni partite negli Stati Uniti già alla fine dell’Ottocento e che hanno portato anche a regolamentare i salari e le modalità produttive in molti settori.

La maggioranza delle aziende, dunque, basa la propria organizzazione su un sistema pensato oltre cent’anni fa.

Tuttavia la società, molte filiere e la concezione stessa del lavoro sono profondamente cambiati in questo arco di tempo, basti pensare a tutte le professioni che si usavano allora e oggi non esistono più o, al contrario, a tutte le nuove professionalità nate intorno allo sviluppo tecnologico: va da sé chiedersi se non potremmo adattare gli orari lavorativi al contesto attuale.

Cambiare gli orari: da dove iniziare

Le imprese hanno già a disposizione degli strumenti normativi per testare l’opzione della settimana corta di lavoro, indipendentemente dalla dimensione dell’azienda: in molti settori, infatti, esiste già la settimana lavorativa di 37/38 ore e la durata media stabilita dalla contrattazione collettiva in Italia è proprio di 38 ore.

Da qui si può iniziare, dunque, a sperimentare modalità flessibili per coprire il monte ore, mantenendo la produttività, ma anche retribuzione e prestazioni. Come fare, concretamente? Per esempio possiamo misurare l’orario su base settimanale invece che giornaliera, o ancora usare l’orario multiperiodale e/o la ridistribuzione dei permessi annui.

La settimana corta: chi ci sta già provando

La sperimentazione sulla settimana corta è già partita in diversi paesi, con ottimi risultati di produttività e di coinvolgimento della popolazione aziendale. Il test più importante svolto finora è sicuramente “4-Day Week Global”, che nel 2022 ha coinvolto 61 aziende e 2.900 dipendenti nel Regno Unito. Il modello proposto era “100-80-100”: 100% di stipendio, 80% di ore, 100% di produttività.

I risultati parlano chiaro: meno stress e burnout, ridotti i tassi di assenteismo e turnover. Un ottimo risultato, che ha portato il 92% delle aziende coinvolte a proseguire la settimana corta: addirittura un’impresa su tre l’ha resa permanente.

Non pensiamo però che si tratti solo di esperimenti virtuosi esteri: i casi di successo ci sono anche nel nostro paese, a cominciare dal Gruppo Intesa San Paolo che propone, su base volontaria, un modello 100-100-100. Non cambiano le ore lavorate ma la distribuzione: si cambia l’orario di lavoro, ma si passa da cinque a quattro giorni a settimana.

Un altro modello di flessibilità è quello lanciato da Luxottica, azienda leader nella produzione di occhiali: il progetto “Time4you” permette al personale che aderisce di richiedere fino a 20 giornate all’anno, generalmente il venerdì, avvicinandosi al modello della settimana corta.

Tecnologia e AI: lavorare in modo più efficiente

Prendendo in considerazione questi modelli di redistribuzione e riduzione dell’orario lavorativo, ci dobbiamo chiedere: che strumenti abbiamo per migliorare i nostri metodi di lavoro e renderli più efficienti? Possiamo sfruttare con fiducia la tecnologia digital e l’Intelligenza Artificiale.

L’innovazione tecnologica ha avuto negli ultimi anni, e continua ad avere, un impatto radicale su molti settori. Moltissime aziende, dalle grandi multinazionali alle PMI, possono semplificare, automatizzare, rendere più efficienti alcune procedure lavorative. È possibile quindi, sfruttando queste innovazioni con intelligenza, concludere determinate mansioni in un tempo minore. Lavorare meno ma meglio, dunque.

Gestire i rischi e sfruttare le opportunità

Non diamo per scontato che l’organizzazione lavorativa debba rimanere inalterata nei secoli. Il mondo intorno a noi è profondamente cambiato, perché non adattarsi al cambiamento dunque? Sperimentare un orario più flessibile avrà sicuramente un impatto positivo sull’equilibrio tra vita privata e professionale: un elemento che – ce lo confermano molti studi e survey che abbiamo condotto con laborability – aumenta engagement e retention del personale.

Le nuove tecnologie digitali e l’intelligenza artificiale permettono di migliorare il flusso di lavoro e di rendere i processi più efficienti attraverso un utilizzo strategico delle risorse, comprese quelle umane e di tempo.

Garantire a tutti e tutte la possibilità di accedere a questo tipo di strumenti è uno step fondamentale, che passa anche attraverso la realizzazione di una normativa ad hoc: contratti che prevedano la flessibilità oraria, ma anche incentivi alle PMI, senza dimenticare le tutele per chi lavora e ha diritto al giusto riposo.