Buoni pasto: perché convengono e come utilizzarli, anche in Smart Working

di Redazione PMI.it

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I buoni pasto generano vantaggi per aziende, esercenti, chi svolge un’attività lavorativa e non solo in ufficio: scenari, vantaggi e soluzioni innovative.

I buoni pasto sono la soluzione per la pausa pranzo più utilizzata in Italia, una risorsa pensata per consentire alle imprese e ai liberi professionisti di garantire un’alimentazione corretta sul posto di lavoro anche quando non è possibile allestire una mensa aziendale, accedendo allo stesso tempo a numerosi benefici fiscali.

Per chi svolge un’attività lavorativa, i buoni pasto rappresentano uno strumento di integrazione al reddito molto versatile e utilizzabile non solo per pranzare fuori casa ma anche per fare la spesa al supermercato e per il food delivery.

Anticipando e rispondendo in modo adeguato all’evoluzione che coinvolge il mondo professionale, il sistema dei buoni pasto abbraccia l’innovazione digitale e ne sfrutta le risorse per incentivare e supportare anche le nuove modalità lavorative che non richiedono la presenza in azienda, come lo Smart Working e il Remote Working.

Il settore dei buoni pasto in Italia

I buoni pasto possono essere considerati il primo gradino di welfare aziendale in grado di soddisfare un bisogno primario, legato al cibo e all’alimentazione. In Italia la politica fiscale dei buoni pasto ha subito importanti modifiche nel corso del 2020, quando la deducibilità dei buoni cartacei è passata da 5,29 euro a 4 euro e quella dei buoni digitali è invece aumentata da 7 a 8 euro.

Gli effetti sull’economia del Paese sono stati evidenti fin da subito con lo sviluppo di tutta la filiera collegata, che comprende sia la produzione alimentare sia la ristorazione. Secondo quanto emerso dalla ricerca elaborata nel 2020 da SDA Bocconi, l’espansione del valore di mercato dei buoni pasto è in grado di generare benefici a tutto tondo creando ricadute positive sull’occupazione e facendo aumentare il PIL nazionale: si parla, a tal proposito, di un incremento compreso tra +0.10% e +0.14%.

Chi sono i beneficiari del buono pasto in Italia

I beneficiari dei buoni pasto sono coloro che svolgono un’attività lavorativa come i dipendenti di un’azienda, i suoi collaboratori ma anche i freelance. In Italia, tuttavia, solo l’1,9% dei lavoratori percepisce buoni pasto: lo si evince dagli esiti di una ricerca elaborata nel 2018 dall’Università di Modena e Reggio Emilia e dall’Università di Genova. Dal punto di vista territoriale, inoltre, la diffusione di questi strumenti di sostegno al reddito è concentrata nei grandi centri urbani in tutte le zone del Paese, fatta eccezione per le regioni del Centro.

Vantaggi, opportunità e benefici fiscali

Dall’utilizzo del buono pasto derivano benefici per tutti i soggetti coinvolti, a partire dalle aziende fino agli esercenti convenzionati che hanno l’opportunità di potenziare il volume d’affari, ottenere visibilità e generare un maggiore afflusso di clienti. Basti pensare ai bar, alle piccole trattorie e gastronomie e alle attività di takeaway.

Uno dei principali vantaggi è dato dalla notevole spendibilità: i buoni pasto Ticket Restaurant, ad esempio, sono i più diffusi in Italia e sono accettati da una rete in continua espansione che offre il massimo dell’usabilità e della qualità, abbracciando anche il settore del commercio online.

Da un lato le imprese, anche di piccole dimensioni, possono offrire un servizio sostitutivo della mensa contando su uno strumento flessibile che migliora il clima aziendale, aumenta la produttività e incrementa la motivazione. Dall’altro lato, gli utilizzatori finali hanno a disposizione uno strumento concreto che asseconda le loro abitudini alimentari, consentendo di raggiungere uno stile di vita più sano.

I benefici fiscali legati all’utilizzo dei buoni pasto sono molteplici:

  • voucher 100% deducibili e IVA detraibile al 4% per le aziende;
  • voucher deducibili al 75% e IVA detraibile al 10% fino a un importo massimo pari al 2% del fatturato per i liberi professionisti e le ditte individuali.
  • per gli utilizzatori il buono pasto è più conveniente di un’indennità di mensa e non costituisce reddito di lavoro dipendente, fino all’importo complessivo per persona al giorno di 8 euro per il formato elettronico e 4 euro per il formato cartaceo.

Buoni pasto digitali: perché sono più convenienti

Oltre ai buoni pasto cartacei, consegnabili direttamente in cassa, esistono anche i voucher elettronici e i buoni pasto digitali, rispettivamente utilizzabili sia mediante tessera elettronica sia da smartphone e solo tramite App su tutti i device mobile. A godere di una crescente diffusione e di un maggiore favore fiscale è proprio il buono digitale, caratterizzato da un ridotto impatto ambientale ma anche da un azzeramento dei costi di spedizione, distribuzione e gestione.

Buoni pasto e Smart Working, un binomio vincente

Supportando la pausa pranzo in ogni luogo, i buoni pasto possono essere riconosciuti anche a chi svolge le proprie mansioni professionali senza essere presente in azienda, lavorando in modalità Smart Working o Remote Working. Questo riconoscimento è diventato di fondamentale importanza soprattutto tenendo in seguito alla repentina e massiva diffusione del “lavoro ibrido” durante la pandemia.

Lo stesso Ministero del Lavoro, con il Protocollo Nazionale sul lavoro in modalità agile datato 7 dicembre 2021, ha focalizzato l’attenzione sulla parità di trattamento tra chi lavora in presenza e chi opera fuori dall’ufficio.