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Derivati, cosa sono e come funzionano, vantaggi e rischi

di Barbara Weisz

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Derivati: Futures, warrant, opzioni put e call, swap, come funziona il mercato dei derivati, gli strumenti, rischi e i vantaggi della finanza derivata.

Fra le definizioni più celebri, c’è senz’altro quella di Warren Buffett: «i derivati sono armi finanziarie di distruzione di massa». Nella lettera agli azionisti 2002, l’investitore americano ha dedicato un ampio capitolo alle strategie di investimento da utilizzare sui derivati, inserendole però in un contesto preciso di critica fondamentale.

I derivati, spiega Buffet, sono come bombe, sia per gli investitori che li compravendono sia per il sistema economico.  Una presa di posizione celeberrima, che conteneva anche forti elementi anticipatori sui danni che la finanza derivata ha provocato all’economia internazionale. La crisi dei mutui americana, il fallimento di Lehman Brothers: crisi di natura finanziaria, originate da bolle create da un sistema complesso di finanza derivata.

Cosa sono i derivati

I titoli di finanza derivata sono sostanzialmente contratti che riguardano uno strumento sottostante, che può essere un obiettivo di prezzo, piuttosto che l’andamento di un altro titolo finanziario (anche un titolo di stato). Tecnicamente, i derivati hanno sempre un sottostante, ovvero uno strumento finanziario alla base del contratto. Ce ne sono di diverso tipo e complessità, ma si possono dividere in due grandi gruppi: riassicurazioni e titoli speculativi.

Strumenti di finanza derivata

In base allo schema proposto dalla Consob, ecco quali sono le finalità con cui vengono più frequentemente utilizzati i derivati:

  • ridurre il rischio finanziario di un portafoglio preesistente (finalità di copertura o, anche, hedging);
  • assumere esposizioni al rischio al fine di conseguire un profitto (finalità speculativa);
  • conseguire un profitto privo di rischio attraverso transazioni combinate sul derivato e sul sottostante tali da cogliere eventuali differenze di valorizzazione (finalità di arbitraggio).

Fra i più comuni strumenti di finanza derivata: futures, warrant, opzioni put e call, swap. Una caratteristica comune che hanno tutti i titoli di finanza derivata è rappresentata dall’elevato grado di rischiosità. Un altro passaggio della lettera agli azionisti: il range di possibili contratti di finanza derivata è limitato solo dalla fantasia umana: «se volete speculare sul numero di gemelli che nasceranno in Nebraska nel 2020, non c’è problema. Pagandone il prezzo, troverete una controparte». Più prosaicamente, il portale del Governo dedicato all’educazione finanziaria, Quello che conta, spiega che ogni derivato si basa su una previsione o, se si vuole, una ‘scommessa’, sul futuro andamento del valore dell’attività oppure sull’accadimento dell’evento (il sottostante).

Ad esempio, un derivato sul prezzo del caffè: se prevedi che il prezzo del caffè salirà entro tre mesi e tale aumento si verifica, allora anche il derivato acquisterà valore. L’esempio è calzante perché intorno alle materie prime si sviluppa un consistente mercati di derivati (i futures sul petrolio sono derivati sulle materie prime).

=> Investimenti: il giusto rapporto tra rischio e rendimento

Tipologie di derivati

Fra le principali tipologie di derivati individuati dalla Consob troviamo i seguenti.

  • Futures: sono contratti a termine, che si basano sull’andamento di un sottostante, per esempio alla scadenza determinata, oppure sul verificarsi di un determinato evento. In pratica, acquirente e venditore si impegnano a scambiarsi una determinata quantità di una certa attività finanziaria o reale (detta attività sottostante o underlying asset) a un prezzo prefissato e con liquidazione differita a una data futura prestabilita. Fra i più noti fotures, quelli sul petrolio, che sostanzialmente scommettono sul prezzo del petrolio nei mesi successivi. In ogni caso, l’attività sottostante può essere rappresentata, oltre che da una commodity, da un’azione, un’obbligazione, un tasso di interesse a lungo termine, un tasso a breve, una valuta, un indice azionario.
  • Altre tipologie di contratti a termine: ci sono per esempio i forward, che contrariamente ai futures vengono stipulati fuori dai mercati regolamentati, oppure altre tipologie di contratti che prevedono un accordo per la consegna di una determinata quantità di sottostante (attività finanziarie o merci) ad un prezzo (prezzo di consegna) e ad una data (data di scadenza o maturity date) prefissati.
  • Swap: sono titoli che prevedono pagamenti periodici legati all’andamento di un sottostante. Ce ne sono di diverse tipologie. Per esempio, i CDS, Credit default swap, sono delle riassicurazioni contro il rischiio determinato dal possesso di altri titoli, sottostanti. Ci sono, ad esempio, i Cds sui debiti sovrani, che sono stati centrali a varie riprese nella crisi del debito europea del 2011. Oppure gli Interest rate swap, contratti in cui due controparti si scambiano pagamenti periodici di interessi, calcolati su una somma di denaro, detta capitale nozionale di riferimento (notional principal amount), per un periodo di tempo predefinito pari alla durata del contratto.
  • Opzioni: sono strumenti derivati che consentono di comprare e vendere diritti su un sottostante, che può essere a sua volta uno strumento finanziario, un bene, un evento. L’opzione è un diritto, a comprare (call) o a vendere (put), una data quantità di un bene (sottostante) ad un prezzo prefissato (strike price o prezzo di esercizio) entro una certa data.
  • Warrant: titoli che incorporano un’opzione, emessi da banche o imprese di investimento.
  • CFD: contratto per differenza, nel quale l’acquirente, a fronte di un tasso di interesse, riceve il rendimento di un’attività finanziaria sottostante mentre il venditore, a fronte dell’incasso degli interessi, si impegna a pagare il rendimento dell’asset sottostante. In pratica, si guadagna o si perde in funzione della differenza tra il prezzo di acquisto ed il prezzo di vendita del sottostante.

=> Cosa sono i derivati finanziari: un po’ di storia

Il mercato dei derivati

I derivati possono essere negoziati su mercati regolamentati oppure OTC (Over The Counter).

  1. Nel primo caso, le caratteristiche dello strumento finanziario sono pre-definiti (sottostante, taglio minimo, liquidazione). Ricadono in questa categoria, e sono quindi negoziati su mercati regolamentati, molti degli strumenti sopra descritti: futures, opzioni, warrants. Il mercato italiano dei derivati è l’IDEM di Borsa Italiana.
  2. I derivati OTC, spiega la Guida di Borsa Italiana, sono invece negoziati bilateralmente (direttamente tra le due parti) fuori dai mercati regolamentati; in questo caso i contraenti possono liberamente stabilire tutte le caratteristiche dello strumento; generalmente sono swap e forward.

Consigli per investire

Il trading sui derivati si può fare sia rivolgendosi a banche e intermediari, sia attraverso piattaforme online. L’avvertenza fondamentale è che si tratta di strumenti finanziari complessi, e prima di acquistarli è bene avere le idee molto chiare sul rischio, che in genere è alto, e sulla propria situazione finanziaria, spesso richiedono investimenti alti. Ci sono casi, invece, in cui possono essere un utile strumento finanziario di contenimento dei rischi, per esempio legati ai prezzi delle materie prime.

Vantaggi e svantaggi dei derivati

Il punto fondamentale è rappresentato dall’alto rischio che comportano gli investimenti in strumenti derivati. Anche i più semplici e regolamentati, come i futures sulle materie prime, richiedono capacità di analisi e conoscenza del mercato. In sintesi, si può dire che il principale svantaggio, se così si può chiamare, è rappresentato dal rischio alto di questo strumento. Unito alla difficoltà di comprensione (sono strumenti complessi), e al fatto che spesso l’investimento in titoli derivati richiede grande liquidità. Fatta questa doverosa premessa, esistono casi in cui invece possono andare incontro a esigenze precise, anche di gestione aziendale. Stiamo parlando dei derivati utilizzati con finalità di copertura.

La Guida di Borsa Italiana fornisce un esempio:

Un’impresa alimentare deve acquistare tra due mesi 100mila bushel di grano (unità di misura americana per i cereali e altri prodotti agricoli, usata nelle negoziazioni di Borsa). Temendo un rialzo nei prezzi del grano, l’impresa decide di cautelarsi da tale rischio acquistando opzioni call sul frumento con strike price pari a 37$/bushel. Il prezzo di ciascuna opzione (premio) è 5$/bushel. Il prezzo massimo che l’impresa è disposta a pagare per l’acquisto di grano è di 37 + 5 = 42$/bushel.
Se la quantità standard di un contratto è di 1.000 buschel, il numero di opzioni acquistate è pari 100. Il premio versato è quindi, di: x=5$/bushel x 1000 bushel x 100 contratti = 500.000$.Il giorno della scadenza il prezzo a pronti del frumento è di 45$/bushel. L’impresa acquista il grano esercitando l’opzione, evitando in tal modo di subire gli effetti negativi del rialzo dei prezzi del frumento.

Attenzione: come si vede, questa è un’operazione che ricade nella fattispecie delle assicurazioni contro il rischio, e in questo senso funziona, ma è anche un’operazione di notevole complessità, che va quindi adeguatamente valutata.

Un altro esempio di utilizzo dei derivati nei contratti a termine arriva dalla Consob, e mostra un principio base: in questi casi, il rischio/rendimento è diverso fra le due parti. Per l’acquirente del contratto, cioè colui che deve comprare un certo bene ad una certa data e ad un prezzo già fissato nel contratto, il rischio è rappresentato dal deprezzamento del bene. In questo caso, infatti, egli sarebbe comunque costretto a pagare il prezzo già fissato nel contratto per un bene il cui valore di mercato è minore del prezzo da pagare; per il venditore del contratto, al contrario, il rischio è rappresentato dall’apprezzamento del bene.