Esiste un legame tra l’orientamento politico dei dipendenti e le pratiche di gestione degli utili dell’azienda e gli investimenti, almeno per quanto riguarda le imprese di grandi dimensioni che operano oltreoceano.
Uno studio internazionale condotto da dalla Libera Università di Bolzano, insieme all’Università di Firenze e all’Università di Perugia, ha analizzato oltre 700 aziende quotate tra il 2013 e il 2020 prendendo in considerazione i contributi politici dei dipendenti, che negli USA sono pubblici e tracciabili, al fine di far emergere in che modo le idee politiche influiscono sulla gestione degli utili.
Dall’indagine, dal titolo “Red, blue and the bottom line: political ideologies in financial reporting” pubblicata sulla rivista Journal of Financial Reporting and Accounting, è emerso come le imprese classificate come “liberal” siano più propense a manipolare gli utili in modo strategico per fini aziendali o reputazionali, mentre le aziende “conservatrici” si muovono nella direzione opposta, mostrandosi più prudenti.
Per le imprese più audaci, inoltre, la manipolazione degli utili avviene anche al ribasso, sia per generare riserve da usare in futuro sia per concentrare le perdite in un solo periodo, ma anche per poter accedere ai sussidi pubblici mostrando poca redditività.
Con questo studio contribuiamo a una lettura più sfaccettata del bilancio: non solo come strumento tecnico, ma anche come prodotto delle scelte culturali e valoriali che attraversano le organizzazioni – ha commentato Luca Menicacci, ricercatore di Economia Aziendale della Facoltà di Economia di Unibz.