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Identikit delle imprese italiane che vendono online

di Redazione PMI.it

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L’e-commerce giova alle imprese italiane, che superano meglio le conseguenze della crisi: fatturato e dipendenti in aumento, bassi livelli di rischio.

L’e-commerce prosegue il trend positivo avviato con la pandemia, tanto che nel 2022 gli acquisti online potrebbero crescere del +14% per attestarsi a 45,9 miliardi di euro, contro i 27 miliardi del 2018. La recente analisi della piattaforma di marketing intelligence CRIF permette di tracciare il profilo delle aziende attive in Italia, che nell’anno in corso ammontano a oltre 70mila e sono costituite principalmente da società di capitali (53,6% del totale).

E-Commerce in Italia

Sono proprio le imprese che vendono online ad aver risentito meno della crisi, basti pensare che il 31% delle società di capitali, ad esempio, ha registrato un fatturato in aumento nell’ultimo biennio. La crescita, inoltre, ha riguardato anche il numero di dipendenti nel 30% dei casi.

Si tratta prevalentemente di piccole imprese con un fatturato nel 90% dei casi inferiore ai 5 milioni di euro. E nell’80% circa dei casi, queste imprese hanno meno di 10 dipendenti (meno di 5 nel 64% del totale). Per quanto riguarda i settori di appartenenza, il commercio all’ingrosso e al dettaglio è ovviamente quello più attivo nella vendita su piattaforme e-commerce (51,7% del totale), seguito da manifatturiero (17,5%), agricoltura (5%), servizi di informazione e comunicazione (4,6%) e attività dei servizi di alloggio e ristorazione (3,5%).

Come valutare le imprese affidabili

Stando ai dati emersi da altre elaborazioni CRIBIS, le aziende che vendono online sono anche più virtuose dal punto di vista della rischiosità commerciale, con una quota di imprese caratterizzate da un livello di rischio molto basso che è quasi il doppio rispetto alla media italiana.

Come spiega Simone Capecchi, Executive Director di CRIF:

nel contesto del PNRR, lo sviluppo del commercio elettronico delle PMI in Paesi esteri (e-commerce) costituisce uno dei titoli degli strumenti finanziari previsti dal Piano, con contributi a fondo perduto fino al 40% per lo sviluppo piattaforme di e-commerce e di web marketing.

Gli operatori finanziari possono giocare un ruolo chiave nel finanziare queste imprese, grazie anche alle piattaforme che ne tracciano il rating di affidabilità basandosi su un intero ecosistema di dati e analytics.