Confindustria: allarme recessione e occupazione

di Redazione PMI.it

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Confindustria conferma: l'Italia è in recessione, anche se l'inflazione rallenta l'occupazione crollerà nei prossimi due anni, perdendo 1 milione di posti di lavoro.

Italia in recessione: questa volta è Confindustria torna a lanciare l’allarme per il nostro Paese, denunciando non solo una frenata dell’inflazione al 3,3% ma avanzando anche una previsione preoccupante sull’occupazione: tra il 2012 e il 2013 l’Italia perderà 1 milione di posti di lavoro.

Recessione

Si tratta, sottolinea Confindustria, della «quinta recessione dal 1980». Il Pil continua nella sua inesorabile flessione che nel corso del 2011 si è «e raggiungerà la maggiore intensità nel primo 2012».

Le previsioni degli industriali vedono come probabile una ripresa nella seconda metà del 2012, ma  «alla fine del 2013 il Pil italiano sarà ancora ad un livello di -5,7 punti percentuali sotto il picco pre-crisi».

Inflazione

Scende del -0,1% l’inflazione registrata a novembre, rispetto al mese di ottobre, ma sale del +3,3% se si prende come riferimento novembre 2010. Dati che sono il risultato dell’aumento del tasso di crescita tendenziale dei prezzi dei beni (+4,0% a novembre contro il +3,9% di ottobre) e della diminuzione di quello dei servizi (+2,4%, contro il +2,6% precedente). Sembrano quindi concretizzarsi le stime Istat per una chiusura del 2011 con l’inflazione al 2,7%.

Occupazione

Sul fronte dell’occupazione è probabile che «si attenui il reintegro delle persone in Cig, aumentino i licenziamenti, il tasso di disoccupazione salga più velocemente e raggiunga il 9% % a fine 2012, rimanendo poi a tale livello nel corso del 2013». Più in particolare nel 2012 l’occupazione in Italia farà registrare un calo del -0,6% e nel 2013 del -0,2% per una perdita complessiva di 957mila unità di lavoro.

Occupazione giovanile

Saranno i giovani quelli che subiranno il colpo più duro della situazione di crisi economica in Italia. I giovani occupati nella fascia di età tra i 15 ed i 24 anni sono infatti scesi del -24,4% tra metà 2008 e metà 2011; -13,3% per i 25-34enni; -3,4% per la sola componente maschile; -10,6% per chi non ha proseguito gli studi oltre la licenza media.