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Internazionalizzazione PMI: nuovi strumenti per investire in Turchia

di Barbara Weisz

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Missione economica di ICE, Governo, imprese e banche in Turchia: Italia partner commerciale di questa economia emergente, che rappresenta un'opportunità di crescita in chiave anti-crisi per le PMI.

L’internazionalizzazione e l’export sono le due chiavi di crescita più importanti per le imprese in questa fase di crisi – caratterizzata fra l’altro dalla debolezza del mercato interno – e la Turchia è uno dei mercati emergenti più interessanti per l’Italia.

Non a caso, il nostro Paese sta cercando di fare squadra spingendo sulla forza rappresentata dalle PMI e proprio in questi giorni è in corso a Istanbul la Missione Economica Italia in Turchia organizzata da istituzioni, banche e imprese per promuovere investimenti italiani e prodotti Made in Italy in un’economia emergente che, per potenzialità di crescita e vicinanza geografica, rappresenta un’opportunità strategica per le aziende e in particolare per le PMI, che magari fanno più fatica a proporsi sui più lontani mercati come l’Estremo Oriente o l’America Latina.

Missione Italia – Turchia

La missione – che vede coinvolte ABI, Confindustria, Unioncamere, Rete Imprese, ex ICE, Ministeri dello Sviluppo Economico e Affari Esteri – è iniziata il primo maggio per concludersi il 4 maggio e prevede la partecipazione diretta di circa 160 aziende, 10 banche e 23 associazioni imprenditoriali, impegnate in un fitto programma che prevede un Forum Istituzionale e incontri di approfondimento settoriale, tavole rotonde e incontri bilaterali di business con le controparti turche.

Si tratta della prima fase di «una iniziativa che si concluderà  in Italia il prossimo 8 maggio con il vertice bilaterale di Roma, a conferma dell’importanza che i due Paesi attribuiscono l’uno all’altro», spiega il sottosegretario allo Sviluppo Economico, Massimo Vari, sottolineando la volontà delle istituzioni di scommettere sul «Made in Italy che a dispetto del difficile quadro congiunturale dà puntualmente prova di formidabili capacità di reazione» e sull’export, da cui passa in buona misura «la ripresa del nostro Paese».

La missione è organizzata da ICE (Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane), Confindustria, ABI, Unioncamere e Rete Imprese Italia, sotto l’egida del Ministero dello Sviluppo Economico e del ministero degli Affari Esteri.

Focus sulle PMI

Il ruolo delle PMI è sottolineato da Ferruccio Dardanello, presidente di Unioncamere, il quale spiega come la missione sia «un’occasione per riaffermare il ruolo delle imprese italiane in un mercato tra i primi al mondo per dinamismo e, soprattutto, un’opportunità per ampliare il numero degli operatori coinvolti incrementando la partecipazione delle PMI».
Anche Dardanello ritiene fondamentale «il driver dell’export», al momento «il solo che riesca a dare risultati positivi» e mette quindi l’accento sull’importanza della missione economica «per sostenere i processi di internazionalizzazione».

«Più della metà delle nostre esportazioni è realizzata dall’artigianato e dalle PMI» aggiunge Giorgio Guerrini, presidente di Confartigianato e rappresentante di Rete Imprese Italia, confermando che «sui mercati esteri vince l’alta qualità dei prodotti Made in Italy» e che bisogna «fare di più per preservare e valorizzare questo nostro modello produttivo» ad esempio fornendo «alle piccole aziende gli strumenti e le opportunità per continuare a portare nel mondo l’eccellenza della manifattura italiana».

Emma Marcegaglia, presidente uscente di Confindustria, a sua volta definisce la Turchia «un mercato di interesse prioritario per le imprese italiane sia come destinazione di investimenti, sia come sbocco per i prodotti del made in Italy» sottolineando, fra i punti in comune con l’Italia, la forte vocazione manifatturiera. La missione, a carattere plurisettoriale, si focalizza su macchinari industriali, energia ed energia rinnovabile, infrastrutture e banche, ampio spazio è dato agli incontri business to business oltre che a worskshop, approfondimenti, analisi di mercato.

Fondo ABI per finanziare gli investimenti

Il plafond messo a disposizione dal sistema bancario per finanziare esportazioni e investimenti in Turchia è pari a 8 miliardi. La cifra stanziata è stata ufficializzata nel corso del Forum a Istanbul dalla delegazione bancaria in missione, guidata dal Vice Presidente dell’ABI, Guido Rosa  che ha dichiarato: «essere al fianco delle imprese, in Italia e nei mercati esteri come quello turco, è una priorità importante per il settore bancario. Anche su questo tavolo si gioca la partita per rilanciare la competitività del Paese.

Duplice l’obiettivo: «sostenere le imprese locali che intendono investire in Italia e quelle italiane nelle iniziative di business attraverso un adeguato supporto finanziario».

I numeri della Turchia

La Turchia nel 2011 ha visto il PIL in crescita dell’8,5% (dati dell’Istituto di statistica turco, TUIK), è un’economia emergente che punta sull’apertura a investimenti internazionali, commercio estero, ammodernamento di reti infrastrutturali e di telecomunicazioni, e vanta una domanda interna che stimola sostenuti ritmi di produzione.

Nel 2011 le esportazioni sono state pari a quasi 135 miliardi di dollari (+18,5% sul 2010) e le importazioni a 240,8 miliardi di dollari (+29,80% rispetto al 2010). Il disavanzo della bilancia commerciale si spiega in parte con la struttura degli scambi, che pone la Turchia nella necessità di dotarsi di forniture energetiche dall’estero, ma anche con un sistema industriale che certamente necessita ancora di forniture di beni intermedi e industriali di vario tipo.

Fra i partner commerciali del Paese, l’Italia è al quarto posto dopo Germania, Russia, Cina, grazie a un interscambio che ha raggiunto 21,3 miliardi di dollari (+28% rispetto al 2010) e così articolato: esportazioni verso la Turchia per 13,4 miliardi di dollari (+32,6%) ed importazioni per 7,8 miliardi di dollari (+20,76%) con un saldo attivo per circa 5,6 miliardi di dollari.

Come Paese fornitore, l’Italia è al quinto posto, con prodotti in gran parte concentrati nel settore dei beni strumentali (macchine e apparecchiature), autoveicoli e prodotti petroliferi raffinati. Importante anche l’apporto del Made in Italy, a partire dall’abbigliamento, in lieve aumento le esportazioni italiane di fibre sintetiche ed artificiali, gioielli ed articoli di oreficeria.

Viceversa, dalla Turchia l’Italia importa soprattutto autoveicoli, prodotti della metallurgia, abbigliamento e prodotti tessili, prodotti chimici.

Altri dati sul Paese che possono essere di interesse per le imprese vengono forniti da Riccardo Monti, consigliere per l’Internazionalizzazione del Ministro dello Sviluppo Economico e presidente designato dell’ICE: «la Turchia, con la sua forte crescita economica e la sua popolazione ormai prossima a 80 milioni, rappresenta un mercato importante per le nostre aziende, di cui oltre 900 già operanti nel Paese. Inoltre, con uno stock di investimenti diretti italiani pari a 4,5 miliardi di dollari, le nostre imprese dimostrano di essere attente alle potenzialità» di questo mercato.

Quella con la Turchia è «la storia di maggiore successo nello sviluppo della penetrazione economica italiana (in tutti i suoi aspetti, dall’export agli investimenti) in una grande economia emergente», grazie anche a «un modello di Sistema dove industria, banche e istituzioni hanno lavorato in modo integrato e sinergico» che deve essere replicato «in tutte le aree ad alta crescita del mondo».