Sette anni di crisi, cosa è successo nelle città italiane

di Barbara Weisz

scritto il

La mappa della crisi 2007-2013 per province e città in termini di PIL, consumi e lavoro: aumentati i laureati ma anche i disoccupati, soprattutto giovani.

Crisi

Il bilancio della crisi può essere visto attraverso molte prospettive, ma da qualunque parte la si guardi, la fotografia italiana dal 2007  al 2013 è a dir poco impietosa. A scattarla è il Sole 24 Ore su dati ufficiali per compilare una sorta di mappa nelle province italiane prendendo in considerazione diverse variabili: PIL, disoccupazione, consumi, andamento di depositi bancari e prestiti personali, livello di istruzione, prezzi delle case, acquisti di auto nuove, farmaci e produzione di rifiuti.

=> Gli effetti della crisi sulle PMI

Disoccupazione

Se si potesse riportare la lancetta dell’orologio indietro di sette anni l’Italia avrebbe PIL in crescita, percentuale di disoccupati dimezzata e consumi superiori del 18,6%. Invece, il primo dato che salta all’occhio è che l’unico dato in positivo oggi è il numero di laureati (nel 2007 il 65% dei giovani sotto i 30 anni, oggi il 70%). Si tratta di un fenomeno non necessariamente legato alla crisi ma il cui effetto è interessante per il mercato del lavoro: la disoccupazione è in costante aumento (6,1% del 2007, a fine 2012 sopra il 12%) e il numero più drammatico riguarda proprio i giovani, oltre il 40%. In pratica, c’è un mercato del lavoro che vede giovani sempre più preparati con sempre meno prospettive.

=> Disoccupazione: dati e SOS giovani

Una situazione difficilmente favorevole per il rilancio della competitività delle imprese; probabilmente non è un caso se uno dei trend del momento, sul mercato delle PMI, vede le associazioni di categoria (Confindustria, Confcommercio, Confartigianato e via dicendo) e le istituzioni impegnate nello sforzo di favorire l’incontro fra aziende e giovani, attraverso varie misure: la Youth Guarantee (Garanzia Giovani), progetti e convenzioni con università, scuole tecniche, centri di formazione, valorizzazione del rapporto fra PMI e startup, incentivi alla autoimprenditorialità e alla assunzione di giovani.

Valutando i numeri assoluti,  in termini di disoccupazione ai primi posti si trovano province del Sud: Medio Campidano (Sardegna) sopra il 27%, Napoli e Crotone sopra il 25%. Invece, la provincia con l’andamento peggiore è Ferrara. Seguono altre tre città dell’Emilia Romagna, ovvero Piacenza, Ravenna, Bologna. E nella top ten anche Parma e Reggio Emilia, effetto congiunto della crisi e di disastri naturali come il terremoto del 2012. Nella top ten delle province che hanno perso più posti di lavoro compaiono anche Ancona, Belluno, Lecco, Cuneo. Attenzione: parliamo di maggiore variazione percentuale, quindi non di città con tasso di disoccupazione più alto ma peggiorato maggiormente dal 2007 in poi.

=> Crisi, il punto sulle economie regionali

PIL e consumi

Per quanto riguarda il principale indicatore della situazione economica, la perdita di prodotto più consistente riguarda Rieti, Ascoli, Latina e a seguire Trapani, Caserta, Lodi, Fermo, Matera, Piacenza, Cremona. La città che ha subito meno la crisi sul fronte del PIL è Milano, che è anche quella in cui il valore assoluto è più alto (oltre 43mila euro pro capite).

I consumi (beni durevoli, come mobili, elettrodomestici, informatica) sono calati soprattutto a Belluno, Rovigo, Cagliari, Venezia, Trieste. C’è un’unica provincia italiana in cui sono aumentati, Aosta +12,5%. Ci sono dati a parte sui farmaci, indicatore importante perché si tratta di una delle ultime spese che le famiglie tagliano: sono solo 61 le province italiane in cui si registra una diminuzione.

Finanza e mercati

depositi bancari delle famiglie sono mediamente aumentati del 67%. La dinamica dei prestiti personali è invece negativa: -7,4%. E i mercati chiave come auto e immobiliare? I prezzi delle case sono scesi, con variazioni anche molto consistenti fra le diverse zone, C’è un calo superiore al 25% in otto città: Ascoli Piceno, Latina, Ancona, Asti, Avellino, Vercelli, Catania, L’Aquila. A fondo classifica, Salerno, -5,2%, Firenze, -6,6%, Milano, -7,1%. Le immatricolazioni di auto nell’arco dei sette anni considerati sono scese del 48%, con punte a Aosta (-84%), Nuoro, Isernia e Sassari, tutte sopra il 70%. In totale controtendenza, Bolzano, unica città in cui le auto nuove sono aumentate del 320%.

I Video di PMI

Consultazione dei sussidi di disoccupazione INPS