Linee Guida UE sulla Sharing Economy

di Barbara Weisz

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Sharing Economy con poca burocrazia, norme fiscali, diritti dei consumatori e responsabilità del servizio: linee guida UE sull'economia collaborativa.

Niente barriere burocratiche allo sviluppo della sharing economy: mentre in Italia si è appena conclusa una consultazione pubblica sulla proposta di legge in materia, dalla UE arrivano le linee guida per gli Stati membri. Come sottolinea Jyrki Katainen, vicepresidente e commissario UE per occupazione, crescita, investimenti e competitività:

“la prossima impresa europea da un miliardo di dollari potrebbe nascere nel contesto dell‘economia collaborativa“.

Un settore ad alto tasso di innovazione (definito anche on demand o peer to peer economy) ma al centro del dibattito sul fronte normativo in molti paesi, in particolare sul profilo della concorrenza (si pensi ai casi classici di Airbnb o Uber). Urge quindi un intervento regolatorio, possibilmente standardizzato. Secondo la UE, infatti, un approccio regolamentativo frammentato danneggia sia gli operatori tradizionali sia i nuovi prestatori di servizi ostacolando innovazione, lavoro e crescita.

Le linee guida europee prevedono un accesso al mercato diversificato per privati cittadini che offrono servizi occasionalmente e prestatori professionali, fissando regole in materia di responsabilità, trattamento fiscale, diritto del lavoro, diritti dei consumatori.

Punti principali

  • Requisiti di accesso al mercato: gli operatori (piattaforme online), devono essere obbligati a ottenere autorizzazioni o licenze per l’esercizio di impresa solo se strettamente necessario a soddisfare pertinenti obiettivi di interesse generale. Occorre ricorrere ai divieti assoluti di un’attività solo in ultima istanza. Le piattaforme non dovrebbero essere soggette ad autorizzazioni quando agiscono solo da intermediari tra i consumatori e coloro che offrono realmente il servizio (es.: trasporto o alloggio). Gli Stati membri dovrebbero inoltre distinguere tra privati che offrono servizi occasionalmente e prestatori che agiscono in qualità di professionisti, ad esempio stabilendo soglie basate sul livello di attività.
  • Responsabilità del servizio: le piattaforme possono essere esonerate dalla responsabilità per le informazioni che conservano per conto di coloro che offrono un servizio, ma non per qualsiasi servizio offerto dalle stesse, come quelli di pagamento. La Commissione incoraggia ad adottare azioni volontarie per la lotta agli illeciti e lo stimolo alla la fiducia.
  • Diritti dei consumatori: gli Stati membri garantiscono ai consumatori protezione da pratiche commerciali sleali, senza però imporre obblighi sproporzionati ai privati che forniscono servizi occasionalmente.
  • Diritto del lavoro: di competenza nazionale e integrato da giurisprudenza e standard minimi UE. Gli Stati membri possono tenere presenti criteri quali il rapporto di subordinazione con la piattaforma, la natura del lavoro e la retribuzione per decidere chi può essere considerato un lavoratore subordinato di una piattaforma.
  • Trattamento fiscale: prestatori di servizi e piattaforme sono tenuti a pagare le tasse (IRPEF, IRES, IVA ..). Gli Stati membri sono incoraggiati a semplificare e chiarire l’applicazione della normativa fiscale all’economia collaborativa, mentre le  piattaforme dovrebbero cooperare con le autorità per la registrazione delle attività economiche agevolando la riscossione delle imposte.

La Commissione invita gli Stati membri a uniformare le normative a questo orientamenti, si impegna a monitorare contesto normativo e sviluppi economici, seguire l’andamento dei prezzi e della qualità dei servizi, individuare ostacoli e problemi da contraddizioni e vuoti normativi.

Katainen sottolinea che il ruolo della Commissione è di:

«incoraggiare un contesto normativo che permetta ai nuovi modelli imprenditoriali di svilupparsi proteggendo i consumatori e garantendo condizioni eque sia in materia fiscale che di occupazione»,

Elżbieta Bieńkowska, Responsabile Mercato interno, industria, imprenditoria e PMI, ritiene che la Sharing Economy:

«un’opportunità per consumatori, imprenditori e imprese» a patto di fare le giuste scelte.