Garanzia sui crediti bancari senza bad bank: accordo UE

di Barbara Weisz

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Le banche cartolarizzano i crediti in sofferenza, lo Stato offre garanzia sulla parte meno rischiosa se con rating investment grade: accordo Italia-UE alternativo alla bad bank.

Accordo per gestire i crediti deteriorati delle banche italiane, che ammontano a circa 200 miliardi: è stato raggiunto a Bruxelles il 26 gennaio, dopo un lungo vertice fra il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, e il commissario UE per la Concorrenza, Margrethe Vestager. L’intesa esclude l’ipotesi di un’unica bad bank pubblica e prevede un meccanismo di garanzie dello Stato nell’ambito di operazioni di cartolarizzazione (GACS  Garanzia su Aasset Cartolarizzati) che abbiano come sottostante crediti in sofferenza.

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La soluzione

L’ipotesi del governo italiano di creare una bad bank pubblica che trasferisse dai privati (le banche) allo Stato il rischio sui crediti più problematici, rischiava di contrastare con le norme europee che vietano gli aiuti di Stato.
Per questo motivo, si è trovata una soluzione diversa, attraverso il sistema di garanzie su cartolarizzazioni (il prezzo della garanzia di Stato è quello di mercato, quindi c’è piena compatibilità con le normative comunitarie): uno strumento, spiega il ministro Padoan, che «completa la scatola degli attrezzi per gestire i crediti in sofferenza». Per Vestager:

«l’accordo è un passo importante per sostenere le banche italiane nella gestione dei loro crediti non esigibili», e rappresenta un’opportunità per gli istituti di credito per «finanziare l’economia reale e guidare la crescita economica».

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Come funziona

E’ la banca che effettua l’operazione e chiede la garanzia allo Stato, pagando al Tesoro una commissione periodica calcolata come percentuale annua sull’ammontare garantito. Lo Stato, come ha spiegato Padoan, garantirà solo le “tranche senior” delle cartolarizzazioni, ovvero quelle più sicure, che:

  • «sopportano per ultime le eventuali perdite derivanti da recuperi sui crediti inferiori alle attese», che avranno priorità nel rimborso rispetto alle tranche junior e mezzanina, più rischiose.

Calcolo garanzia

Si prendono come riferimento i CDS (Credit Default Swap – assicurazioni contro il rischio) degli emittenti italiani che hanno un livello di rischio corrispondente a quello dei titoli garantiti.
Per i primi tre anni si calcola la media del mid price dei CDS a tre anni per gli emittenti con rating corrispondente a quello delle tranche garantite.
Negli anni successivi il prezzo sale (il meccanismo è pensato anche per stimolare un veloce smaltimento dei crediti):

  • nel quarto e quinto anno l’aumento è conseguente all’applicazione di un primo step up (CDS a 5 anni) e al pagamento di una maggiorazione incentivante, a compensazione del minor tasso pagato per i primi tre anni;
  • dal sesto anno in poi il prezzo della garanzia sarà pieno (CDS a 7 anni); per il sesto e settimo anno sarà anche dovuta un’ulteriore maggiorazione incentivante, a compensazione del minor tasso pagato per i primi cinque anni.

Un meccanismo tecnicamente complicato, come si vede, che non prevede oneri per lo Stato (anzi, alla fine le commissioni superiori ai costi sono destinate a garantire un’entrata positiva), e consente di fornire una garanzia pubblica a fronte della presenza di crediti in sofferenza, incentivandone la vendita e promuovendo, spiega il Tesoro,

«una gestione efficace e progressiva del residuo elemento di debolezza del settore bancario italiano, rappresentato dalla concentrazione di crediti deteriorati».

La garanzia dello Stato viene rilasciata solo se i titoli (le cartolarizzazioni) avranno un rating pari almeno all’investment grade, rilasciato da un’agenzia indipendente inclusa fra quelle accettate dalla BCE, la Banca Centrale Europea. Sono previsti rigidi paletti per la concessione del rating, a tutela degli investitori.