La spesa sanitaria aumenta ma l’equità arretra. In Italia le risorse destinate alla sanità pubblica continuano a crescere ma in modo inefficace, mentre si allargano le distanze tra territori e cittadini nell’accesso alle cure. Il sistema è formalmente universale ma nella pratica chi vive nelle Regioni più fragili incontra ostacoli crescenti nell’assistenza sanitaria. E l’alternativa privata a pagamento richiede esborsi troppo onerosi.
È il quadro che emerge dall’ultima Relazione al Parlamento sulla gestione dei Servizi Sanitari Regionali della Corte dei Conti.
La gestione dei Servizi Sanitari Regionali in Italia
Il documento fotografa un Servizio sanitario nazionale appesantito da costi del personale e consumi intermedi ma più frammentato nella capacità di garantire livelli essenziali di assistenza.
La spesa sanitaria cresce ma la tenuta del SSN continua a essere misurata soprattutto su un punto: la possibilità di ottenere cure in tempi e condizioni comparabili tra territori. Ed è qui che il divario si allarga, con una frattura Nord-Sud che resta visibile nei livelli essenziali di assistenza, nella mobilità sanitaria e nel peso crescente della spesa privata sulle famiglie.
Il quadro è dunque quello di un sistema che assorbe più risorse ma con segnali di affanno nella capacità di tradurre la spesa in accesso uniforme alle prestazioni, soprattutto nelle Regioni con criticità strutturali.
Spesa pubblica in aumento ma con incidenza sul PIL stabile
Nel triennio 2022-2024 la spesa sanitaria pubblica è salita da 131,3 a 138,3 miliardi di euro. La dinamica è stata sostenuta in particolare da personale e consumi intermedi, mentre l’incidenza sul PIL è rimasta sostanzialmente stabile tra 6,3% e 6,4%, un livello inferiore alla media europea (6,9%).
Nel dettaglio, l’aumento è stato trainato soprattutto dall’incremento delle voci legate al personale (+5,6%) e ai consumi intermedi (+7,5%). A fronte dell’inflazione, la crescita reale viene descritta come contenuta, con un andamento più “difensivo” che espansivo.
La spesa privata pesa di più e cambia la geografia dell’accesso
Nel 2024 la spesa sanitaria complessiva è stata stimata in 185 miliardi di euro: circa il 74% a carico della pubblica amministrazione e delle assicurazioni obbligatorie, il 22% a carico delle famiglie e il 3% riconducibile a regimi volontari. L’aumento della quota privata viene letto come un indicatore di difficoltà di accesso tempestivo al pubblico e di maggiore dipendenza dalla capacità di spesa individuale.
In questo scenario, l’iniquità non dipende solo dai livelli di finanziamento, ma anche da come la domanda sanitaria viene “spostata” tra canali pubblici e privati, con effetti più severi dove l’offerta pubblica è meno capace di assorbire i bisogni.
LEA: il divario Nord-Sud penalizza le Regioni con piani di rientro
La distanza territoriale si vede in modo netto nell’erogazione dei LEA, con differenze persistenti tra Nord e Sud. Le Regioni in piano di rientro vengono indicate tra quelle che continuano a evidenziare difficoltà strutturali, anche quando i conti mostrano segnali di miglioramento: Calabria, Molise, Sicilia, Campania, Lazio, Abruzzo, Puglia.
Il risultato è un accesso più disomogeneo alle prestazioni fondamentali, con conseguenze dirette su liste d’attesa, disponibilità di servizi e capacità di risposta sui bisogni sanitari ordinari.
Mobilità sanitaria in crescita: quando la cura si cerca fuori Regione
Un altro indicatore sensibile del divario è la mobilità sanitaria interregionale: cresce lo spostamento verso i territori percepiti come più attrattivi e meglio organizzati. Questo fenomeno amplifica le differenze perché rafforza i poli già forti e indebolisce ulteriormente i sistemi regionali che perdono pazienti e risorse.
La mobilità, inoltre, ha un costo implicito per famiglie e imprese: tempi di spostamento, giornate di lavoro perse, difficoltà di assistenza continuativa e carico organizzativo maggiore per chi vive nei territori meno serviti.
Personale e gettonisti: il ricorso a contratti flessibili segnala stress del sistema
Nel quadro professionale si segnala la crescita del ricorso a contratti flessibili e, in alcune realtà, a personale esterno spesso definito gettonisti. È un segnale di difficoltà nel reclutamento e nella fidelizzazione, che tende a concentrarsi dove l’offerta è più fragile e dove diventa più complesso garantire continuità e qualità delle prestazioni.
PNRR Sanità: obiettivi concentrati nel biennio 2025-2026
Per gli investimenti della Missione 6 del PNRR, a fine 2024 risulta completato il 41% degli obiettivi, mentre il restante 59% è atteso nel biennio 2025-2026. La concentrazione della parte più consistente nella fase finale aumenta la pressione organizzativa e rende decisiva la capacità di trasformare i cantieri e i progetti in servizi effettivamente fruibili, soprattutto nei territori con ritardi storici.
Per altri aggiornamenti sui servizi e sull’accesso alle prestazioni, si può consultare l’archivio delle novità e degli approfondimenti in ambito Sanità.