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Pressione fiscale sul ceto medio: serve una nuova riforma IRPEF

di Redazione PMI.it

14 Ottobre 2025 09:03

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Le ragioni dell'aumento della pressione fiscale in Italia nonostante l'incremento dell'occupazione: un'analisi dei limiti del sistema fiscale.

Nel Documento programmatico di finanza pubblica il governo attribuisce l’aumento della pressione fiscale alla parallela crescita dell’occupazione ed al conseguente aumento dei redditi da lavoro dipendente. Una sorta di fattore positivo. Tuttavia, come spiegato dagli economisti Massimo Bordignon e Leonzio Rizzo su lavoce.info, questa spiegazione non tiene conto di un fatto cruciale: se è vero che la pressione fiscale è data dal rapporto tra entrate e PIL, è anche da considerare che la crescita degli stipendi, inferiore rispetto a quella delle tasse, ha incrementato il Prodotto Interno Lordo senza generare un reale beneficio fiscale.

Oltre al fiscal drag, quindi, la reale causa dell’aumento della pressione fiscale risiede semmai nell’alto livello di tassazione sui salari rispetto ad altri redditi, come i profitti o le imposte indirette.

Troppe tasse rispetto al PIL

Secondo i dati Istat, nel 2024 le entrate fiscali sono aumentate significativamente (+5,7%), ma il PIL nominale è cresciuto solo del 2,9%. Questo ha portato a un incremento della pressione fiscale di 1,2 punti percentuali, con il rapporto salito dal 41,4% al 42,6%.

In pratica, il Governo ha incassato 26 miliardi di euro in più rispetto a quanto avrebbe raccolto se la pressione fiscale fosse rimasta al livello del 2023, ma questo incremento non è tanto dovuto all’aumento dell’occupazione quanto ad un sistema di tassazione dei redditi da lavoro incentrato principalmente sui salari dipendenti.

Eccessivo peso IRPEF sui salari

Nonostante la tassazione IRPEF sia progressiva e dunque applicata in modo crescente in funzione del reddito, l’aliquota media sui salari italiani rimane tra le più alte d’Europa, colpendo il lavoro dipendente in modo eccessivo rispetto ai profitti e alle rendite. Questo si traduce in un pesante onere fiscale per i lavoratori, che rappresentano la fascia di reddito più alta in termini di tassazione diretta.

Le criticità del sistema attuale

Il sistema fiscale italiano continua infatti a pesare in modo sproporzionato sui salari, che, pur costituendo solo il 38% del PIL, generano il 49% delle entrate per l’Erario. Al contrario, i profitti contribuiscono per il 17%, ma rappresentano il 50% del PIL, facendo emergere un disallineamento strutturale.

L’IRPEF prevede tre scaglioni di reddito mentre tale progressività non si riflette altrettanto nelle imposte sui profitti e sulle rendite, che sono tassate a una percentuale inferiore. Questo squilibrio ha generato una fuga di capitali verso forme di reddito meno tassate, aggravando il peso sui salari in un circolo vizioso.

Il risultato è che i lavoratori continuano a sostenere la gran parte del carico fiscale, senza che l’aumento della loro produttività o reddito si traduca in un reale beneficio fiscale. Insomma, un meccanismo fiscale che, pur apparendo progressivo sulla carta, risulta inefficace nel garantire equità tra le diverse categorie di reddito.

La necessità di una riforma che equilibri meglio il carico tra salari, profitti e imposte indirette è dunque evidente, anche in un contesto di crescita occupazionale.