Come ogni anno la ripresa di settembre segna anche l’apertura del dibattito sulla predisposizione della Legge di Bilancio. Fra le misure che sembra siano allo studio dell’esecutivo per la Manovra 2026 c’è un nuovo taglio IRPEF, come proseguimento del percorso di riforma fiscale.
Sull’ipotesi di alleggerire l secondo scaglione di reddito, già avanzata lo scorso anno, arrivano tuttavia critiche dal mondo delle imprese: «non è intervenendo sull’aliquota sul ceto medio che si garantisce la crescita» secondo il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, secondo il quale «quello che serve è spingere la produttività, dare forza alle imprese, in poche parole mettere al centro l’industria.
La vision di Orsini è improntata alla crescita, con misure che promuovano lo sviluppo del sistema produttivo del Paese piuttosto che agire sulla leva fiscale. Anche a vantaggio dei salari, che i presidente assicura essere sempre stati un tema rilevante per l’associazione imprenditoriale, ma che «non aumentano con un taglio dell’IRPEF una volta l’anno».
In che modo raggiungere questi obiettivi? Mettendo a punto un piano industriale straordinario da 8 miliardi di euro.
Peraltro, a fine anno sono in scadenza molti incentivi importanti per le imprese – come Transizione 4.0 e 5.0, i bonus per la la ricerca e lo sviluppo, il credito d’imposta nella ZES unica del Mezzogiorno – e quindi l’Esecutivo deve porsi il loro rinnovo come priorità.
C’è poi il tema, fondamentale, del costo dell’energia, sul quale si può intervenire approvando il decreto che prevede nuove misure il disaccoppiamento, ovvero di separazione fra il costo dell’energia e quello del gas. E un’azione nei confronti dell’Europa, ad esempio spingendo per l’emissione degli Eurobond, ovvero debito comune europeo.
La strada indicata è sintetizzabile nel seguente modo: «produrre di più, guadagnare di più e distribuire le ricchezze».