Riforma fiscale a un bivio, cosa succede con il voto anticipato

di Barbara Weisz

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Riforma fiscale tra possibilità di approvazione della legge delega e ipotesi di stop definitivo: probabilmente, tutto da rifare nella prossima legislatura.

Fra le conseguenze del voto anticipato al 25 settembre per la formazione del nuovo Governo c’è anche il destino della riforma fiscale. La maggioranza che l’aveva imposta non c’è più, sembra pertanto difficile che si mantenga l’accordo, consentendo al Senato di approvarla.

Il testo della legge delega è in discussione al Senato, ancora nel pieno dei suoi poteri anche in campagna elettorale, quindi non ci sarebbero ostacoli di natura procedurale all’eventuale approvazione della legge, ma ci sono questioni politiche che porteranno, quasi certamente, al definitivo insabbiamento della riforma fiscale.

Anche perché si tratta di una legge delega, che poi viene attuata dal Governo attraverso i decreti legislativi. Politicamente, a questo punto, ha più senso che il venga tutto rinviato al prossimo Parlamento e al prossimo esecutivo. Ma vediamo con precisione qual è la situazione.

Riforma fiscale: cosa prevedeva fino a oggi

In estrema sintesi, i punti fondamentali del ddl del Governo erano i seguenti:

  • riforma IRPEF: riduzione e rimodulazione degli scaglioni, mantenendo la progressività del sistema e tagliando le tasse soprattutto ai redditi medio bassi. Come vedremo, è l’unica parte della riforma che è già stata approvata in via definitiva, perchè l’attuazione è stata inserita nella Legge di Bilancio dello scorso anno.
  • IRAP: abolizione dell’imposta regionale sulle attività produttive, da far progressivamente confluire nell’IRES.
  • Taglio del cuneo fiscale;
  • Riforma del Catasto: la delega approvata dal Governo prevedeva la rivalutazione delel rendite catastali per avvicinarle ai valori di mercato, senza aumentare l’imposizione fiscale sulla casa (l’IMU). IN realtà, questo è uno dei capitoli su cui è maggiormente intervenuto il Parlamento in sede di approvazione.
  • Riordino delle detrazioni e deduzioni fiscali: anche qui, ci sono state poi modifiche in Parlamento, con l’introduzione di meccanismo di cashback fiscale per le spese sanitarie.

La delega prevede che il Governo abbia 18 mesi di tempo, dal momento in cui la legge viene definitivamente approvata in parlamento, per approvare i decreti legislativi attuativi. Se questa indicazione temporale non viene rispettata, la delega decade.

La riforma IRPEF già garantita in Manovra

La Legge di Bilancio 2022 ha iniziato ad attuare la riforma fiscale con il riordino dell’IRPEF:  gli scaglioni sono diventati quattro e sono state rimodulate aliquote e detrazioni.

Scaglioni IRPEF Aliquote
Fino a 15mila euro 23%
Da 15mila a 28mila euro 25%
Da 28mila a 50mila euro 35%
Sopra i 50mila euro 43%

Le detrazioni sul lavoro dipendente sono state rimodulate e sostanzialmente aumentate. Sul medio periodo, c’è un effetto redistributivo progressivo, nell’immediato, un vantaggio intorno ai 15mila euro di reddito, e poi intorno ai 40mila. Questo è dovuto soprattutto al fatto che per i redditi fino a 28mila euro, e poi a calare fino a 40mila euro, era già intervenuta una riduzione del cuneo fiscale con il bonus Renzi da 80 euro al mese / bonus IRPEF da 100 euro al mese, ora incamerato nella riforma.

Le altre novità fiscali rimaste in stand by

L’iter della riforma fiscale alla Camera è stato particolarmente difficile, l’approvazione è arrivata a fine giugno 2022 dopo quasi otto mesi di dibattito. Alla fine, le variazioni più rilevanti hanno riguardato il Catasto, il regime forfettario, le detrazioni fiscali.

  • Riforma del Catasto: riclassificazione delle rendite da ultimare entro il 2026, con emersione degli immobili fantasma. Per evitare che salga l’IMU, la rendita catastale attuale resterebbe la base di calcolo per le tasse, mentre ci sarebbe un secondo valore di mercato, periodicamente aggiornato.
  • Scivolo Regime forfettario: scivolo biennale al superamento dei 65mila euro (il tetto di ricavi che consente l’applicazione della flat tax al 15%) ma rimanendo negli 85mila euro, così da poter continuare ad applicare la flat tax per altri due anni, prima di passare al regime ordinario.
  • Tax expenditure: cashback fiscale sulle spese sanitarie, a scelta il contribuente, per avere al posto della detrazione fiscale al 19% un rimborso immediato sul conto corrente.

Iter e sviluppi possibili con il voto

La legge delega è in commissione al Senato e non ci sarebbero ostacoli normativi al proseguimento dell’iter di approvazione. Bisogna vedere se però i partiti continueranno ad essere d’accordo sul testo fin qui approvato, che su molti punti rappresentava un  compromesso in considerazione dell’alleanza di Governo, ora decaduta.

Non si conoscono ancora le prossime alleanze elettorali, ma è certo che saranno diverse dalla compagine che ha sostenuto l’Esecutivo Draghi. Si profilano almeno tre grandi schieramenti, alternativi gli uni agli altri, in campagna elettorale: il centrodestra, il PD con diversi alleati, il Movimento 5 Stelle a sua volta impegnato nella ricerca di alleanze.

Sembra probabile che queste forze preferiscano fare la campagna elettorale proponendo una propria riforma fiscale. In questo caso, si fermeranno i lavori del Senato sulla legge delega, per riprendere con il nuovo Parlamento.

Non si può escludere che, invece, le forze politiche decidano che l’attuale sintesi raggiunta sul testo approvato alla Camera possa essere accettabile (ma sembra davvero difficile, soprattutto considerate le polemiche fin qui registrate sulla riforma del Catasto). In questo secondo caso, ci sarebbero anche i tempi per approvare la delega fiscale in Senato prima della fine anticipata della legislatura. Il nuovo Governo avrebbe poi 18 mesi di tempi per approvare i decreti legislativi.