Inflazione, salari e crescita in calo: dati e stime ISTAT

di Redazione PMI.it

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PIL al ribasso, inflazione alle stelle, traino della domanda interna: le previsioni ISTAT per il 2022 e 2023 incamerano l'impatto della guerra in Ucraina.

Le nuove evidenze ISTAT sulle prospettive per l’economia italiana nel 2022 e 2023 confermano l’inflazione come la variabile economica più allarmante, seguita da una revisione al ribasso delle stime di crescita per il 2022 ancora più marcata rispetto a quanto previsto dal Governo nel DEF in termini di PIL. Tra i dati positivi c’è invece l’andamento dell’occupazione ed una inversione di tendenza rispetto agli ultimi anni: la crescita è sostenuta dal mercato interno, mentre la domanda estera è in calo.

Domanda interna traino di crescita

Il PIL è visto nel 2022 in crescita del 2,8%, ossia 0,3 punti in meno rispetto alle stime contenute nel Documento di Economia e Finanza (3,1%). Si tratta di una inevitabile revisione al ribasso rispetto alle stime di dicembre (4,7%), quando ancora non si profilava all’orizzonte lo spettro di una inaspettata guerra come quella scoppiata a fine febbraio, con l’invasione russa dell’Ucraina.

Nel biennio considerato, la crescita in Italia sarà determinata prevalentemente dal contributo della domanda interna al netto delle scorte (rispettivamente +3,2 e +1,9 punti percentuali) mentre la domanda estera netta fornirebbe un apporto negativo nel 2022 (-0,4 punti percentuali) a cui seguirebbe un contributo nullo nel 2023.

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Inflazione in calo solo dal 2023

Tuttavia desta forte preoccupazione l’inflazione, trainata dai rincari del petrolio, del gas naturale e delle materie prime agricole. Nel primo trimestre dell’anno è salita del 5,7%, nei due mesi successivi ha accelerato (6% in aprile, 6,9% in maggio). La voce che pesa maggiormente è l’energia (+45,2% nel primo trimestre, +42,2% in maggio), ma sono in deciso rialzo diversi prodotti, a partire dagli alimentari, +7,1, e salgono del 3,1% anche i servizi.

Il dato positivo, si fa per dire, è che l’inflazione italiana ha comunque un andamento meno accentuato di quella media europea, con un differenziale a maggio pari a -0,7 punti. L’inflazione continuerà a salire anche nei prossimi mesi, ma dovrebbe poi attenuarsi (con tempi e modi ancora incerti). L’anno prossimo, materie prime permettendo, l’inflazione tornerà a scendere.

Dati meno negativi sul fronte del mercato del lavoro. Nel primo trimestre dell’anno sono aumentate le ore lavorate, +1,5%, e le unità di lavoro per il totale dell’economia (+1,7%), che continueranno a salire nel 2022 e nel 2023. L’aumento delle retribuzioni incorpora una ipotesi conservativa sui rinnovi contrattuali, registrando un aumento delle retribuzioni per ULA del 2,6% nel 2022 e del 2,2% nel 2023.

Commercio estero sotto osservazione

Gli effetti principali del conflitto sono il ridimensionamento del commercio mondiale, (da +6,4% a +4,9%), il deprezzamento del tasso di cambio dell’euro rispetto al dollaro (da 1,18 a 1,04) e un rialzo delle quotazioni del petrolio (da 70,4 dollari al barile a 101,4).

Infine, la bilancia commerciale. La sopra citata dinamica della domanda estera rispetto a quella interna impatta su importazione ed esportazioni. Secondo l’ISTAT, l’import 2022 (+ 8,5%) supererà l’export (+6,7%), nel 2023 si stabilizzano entrambe le voci (rispettivamente +3,8% e +3,7%).