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E-Commerce Made in Italy: come affrontare l’impatto della guerra

di Barbara Weisz

Il mercato russo vale il 5-6% dell'export digitale made in Italy: i settori più colpiti e i mercati verso cui orientarsi per diversificare l'e-commerce.

Una perdita di circa 700-800 milioni di euro come conseguenza della chiusura del mercato russo, pari al 5-6% del valore totale dell’export via e-commerce in Italia: è la stima Netcomm sull’impatto economico conseguente alla guerra in Ucraina, che evidenzia l’esigenza di diversificare le esportazioni per le imprese del Made in Italy. I settori più colpiti dallo scenario di guerra in Europa sono la moda, il food e l’arredamento.

A fare il punto, il presidente del consorzio del commercio digitale italiano, Roberto Liscia.

Export digitale: e-Commerce in perdita

L’impatto economico è relativamente contenuto perché il peso dell’export digitale sull’intero fatturato delle imprese che esportano è sotto il 20%, in valore assoluto è pari a 13,5 miliardi nel 2020. L’incidenza degli acquisti digitali internazionali è però molto alta in Russia, pari al 74% dell’e-commerce totale, per un valore intorno ai 14,8 miliardi di euro.

L’uscita di scena della Russia dal mercato digitale globale è dovuta non solo al blocco delle merci e alle sanzioni dirette, ma anche all’interruzione generale delle catene di approvvigionamento e alle difficoltà causate dal bando degli strumenti di pagamento, con ricadute dirette sui consumatori russi che non potranno completare l’iter di acquisto online.

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I settori più colpiti del Made in Italy

La Russia è uno dei Paesi più rilevanti al mondo per i brand italiani, e anche il turismo rappresentava un volano per il Made in Italy: «in molti casi, i turisti provenienti dalla Russia, rientrati nel proprio Paese, continuavano a comprare online i prodotti acquistati di persona in vacanza. In sostanza, l’interruzione del turismo russo sul nostro territorio ha bloccato le vendite sia offline sia online nel mercato russo di prodotti Made in Italy, spiega Liscia.

A subire questa battuta d’arresto è principalmente il settore moda, che in Italia rappresenta il 53% dell’export online di beni di consumo per un valore totale di circa 7,1 miliardi di euro. Gli altri due settori interessati sono il food (alimentari e bevande) e l’arredamento, che in Italia pesano rispettivamente il 14% e l’8% sul valore complessivo dell’export digitale di prodotti di consumo.

Analisi di scenario

Sul medio lungo termine, bisogna anche valutare la crescita dell’inflazione, dovuta all’aumento dei costi energetici e, di conseguenza, l’incremento dei costi delle intere filiere, a cui si accompagnerà, secondo Netcomm, una riduzione dei consumi, generando un effetto recessivo. Il nuovo scenario potrà anche provocare anche cambiamenti importanti nelle dinamiche di mercato, che potrebbero tradursi in un’uscita di scena della Russia e nello sviluppo di ulteriori mercati interessanti.

Su quali mercati diversificare

«È fondamentale per le imprese italiane ragionare su altri mercati di sbocco, così da poter parzialmente compensare le gravi perdite che stanno subendo – conclude Liscia -. Oltre a quello cinese vi sono alcuni mercati fortemente attrattivi per il Made in Italy come Indonesia, Turchia, Iran e Arabia Saudita per la propensione agli acquisti online, in particolare di beni di lusso. Infine, l’Africa costituisce un mercato non ancora esploso, che si sta però velocemente digitalizzando, il che suggerisce che ci sono ampi margini di crescita in ambito e-commerce per le imprese nostrane. Resta comunque probabile che serviranno almeno due anni per compensare le perdite già citate».