Professionisti: precari e sottopagati

di Noemi Ricci

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Professionisti autonomi e dipendenti: Report 2011 di Ires Cgil evidenzia precarietà e retribuzioni non adeguate a competenze e orari di lavoro.

Professionisti: a quali condizioni?“: la ricerca Ires Cgil traccia un quadro allarmante per i 5 milioni di autonomi e dipendenti attivi in Italia, in larga parte afflitti da precarietà, straordinari non retribuiti e compensi inferiori alle competenze. Molti (68,5%) lamentano scarse tutele e poco potere contrattuale e il 20% si reputa a rischio precarietà a causa degli incarichi sempre più intermittenti e scarsamente retribuiti.

Sul fronte delle retribuzioni il 44,6% dichiara un reddito annuo inferiore ai 15mila euro, pur lavorando una media di 8,7 ore al giorno. A questo si aggiunge la precarietà del 61,4% degli intervistati, rimasti senza impiego almeno una volta negli ultimi 5 anni.

Il sostegno previdenziale praticamente non viene preso in considerazione, a causa delle lacune del sistema a riguardo. Così il 59% del campione è disposto a versare periodicamente una quota contributiva pur di accedere ad eventuali sussidi di disoccupazione.

Meno della metà (2 milioni) è iscritto ad ordini o albi che li rappresenti, solo il 17% si autodefinisce professionalmente affermato su un campione di 4mila intervistati. A livello territoriale, infine, è il Nord che presenta la maggior prevalenza di autonomi (53,9%), i quali possiedono un elevato livello di istruzione e con il 79,6% che ha almeno una laurea triennale. L’età media è intorno ai 42 anni.

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