Lavoro: il Jobs Act non basta

di Noemi Ricci

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Cosa si aspetta l'UE dal governo Renzi, soprattutto sul fronte del lavoro a fronte delle rilevazioni sulla disoccupazione in Europa, il Jobs Act potrebbe non bastare.

L’UE continua a tenere sotto stretto controllo l’Italia, ovvero il nuovo Governo e le riforme messe in atto ed è sul fronte del lavoro che il premier Matteo Renzi deve dimostrare all’Europa di poter fare la differenza. I numeri del mercato del lavoro europeo evidenziano ancora una volta il gap che esiste, e sta crescendo, tra le opportunità occupazionali dei Paesi settentrionali e di quelli meridionali, Italia in primis. In questo quadro certamente non roseo le strategie del nuovo governo Renzi fondate sulla riduzione del cuneo fiscale e sul Jobs Act potrebbero non essere sufficienti, servirebbe anche un più ambizioso Piano industriale dell’Azienda Italia che aiuti il nostro Paese ad affrontare le sfide della globalizzazione.

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Disoccupazione in Italia

In Italia la disoccupazione ha ormai raggiunto il 12,9%, picco negativo che non si raggiungeva dal 1977 e quasi un punto percentuale in più della media europea, in totale quelli persi sono stati quasi un milione di posti di lavoro anche a fronte del grande numero di imprese e uffici che hanno chiuso. E le cose peggiorano se si guarda al solo dato della disoccupazione giovanile, attualmente pari al 42,4% pari al +0,7% sul mese precedente e al +4% sull’anno. Lo Jobs Act al quale punta Renzi dovrebbe andare a contrastare questa situazione: «la disoccupazione è al 12,9%. Cifra allucinante, la più alta da 35 anni. Ecco perché il primo provvedimento sarà il Jobs Act», ha dichiarato il presidente del Consiglio, Matteo Renzi su Twitter. Ma questo potrebbe non bastare, lo Jobs Act rappresenta sicuramente un primo passo nella direzione giusta, bisognerebbe creare investimento e in questo di certo le regole attuali regole europee non agevolano, servirebbero modifiche anche sul fronte UE.

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Lavoro in Europa

Tornando all’Unione Europea, secondo le ultime rilevazioni dello European Vacancy Monitor (EVM), predisposto periodicamente dalla Commissione, vi sarebbe una rilevante carenza di offerta di lavoro in Paesi come Austria, Danimarca, Svezia, Estonia e Lettonia, mentre in Grecia, Slovacchia e Spagna mentre si registra una concorrenza crescente per le posizioni disponibili. In Italia, così come in Grecia, Portogallo e Spagna si è osservato un declino delle opportunità di lavoro nei servizi e per i professionisti. Nei Paesi dell’Europa de Sud le assunzioni dei giovani sono fortemente sbilanciate verso le occupazioni meno qualificanti nel settore dei servizi con una significativa domanda stagionale e ad alto turnover. Molti lavoratori mediamente qualificati sono assunti per posizioni che non necessiterebbero il loro livello di competenza. In generale, quindi, nei Paesi del Sud Europa si evidenza la necessità di avviare misure per migliorare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, favorendo i giovani nel trovare posti di lavoro qualificati e aumentare la produttività.