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Riforma del lavoro: a rischio i congedi parentali

di Francesca Vinciarelli

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Riforma del lavoro: per l'attuazione mancano all'appello 34 decreti attuativi, compresi quelli per i congedi paternità che risultano a rischio essendo scaduti i termini. Indietro anche il decreto Sviluppo.

Fatta la riforma del lavoro, diventata legge il 18 luglio scorso, servono i decreti attuativi: 34 per la precisione. Molti di questi in realtà erano attesi entro agosto eppure ancora non ve ne è traccia, prime fra tutti le norme sul congedo parentale.

In realtà il governo Monti deve dare il via a 350 provvedimenti in totale per dare attuazione alle novità introdotte da vari interventi quali decreto Salva Italia, liberalizzazioni, Spending review e decreto Sviluppo, oltre alla già citata riforma del lavoro.

Per quanto concerne i congedi parentali, il Governo avrebbe già dovuto emanare i testi attuativi per dare il via a misure cruciali come il giorno di congedo obbligatorio per i padri nei primi cinque mesi di vita del nascituro, la cui scadenza era prevista per il 18 agosto scorso.

Mancano poi anche i decreti attuativi relativi alle diverse tipologie di contratto, all’entrata in vigore dell’Aspi (l’assicurazione sociale per l’impiego punto nodale della riforma dell’articolo 18) e ai fondi di solidarietà per i lavoratori sprovvisti di Cassa integrazione guadagni.

Ad avere già il proprio testo attuatitivo sono solo le norme che riguardano il lavoro a chiamata o intermittente ed il periodo transitorio tra un regime occupazionale e l’altro.

Questo per quanto riguarda la riforma del lavoro, ma tra le leggi varate dal governo Monti quella che rimane indietro più delle altre è il decreto Sviluppo, per il quale mancano all’appello 51 decreti attuativi su 52.