Mobilità occupazionale, la Ue fa il punto

di Chiara Bolognini

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Presentati a Bruxelles i risultati del Progetto "Mobilità occupazionale e vita familiare": a fare i pendolari sono soprattutto i lavoratori più anziani e non laureati. Donne penalizzate nella vita privata

“Mobilità occupazionale e vita familiare”, è questo il titolo del progetto europeo, finanziato nell’ambito dell’area tematica “Cittadini e governo nella società dell´informazione” del Sesto programma quadro (6° Pq), i cui risultati finali sono stati presentati in occasione di un evento al Parlamento Europeo a Bruxelles.

Lo studio, anticipato a settembre, è il frutto di un’indagine condotta intervistando 7000 persone in età lavorativa in 6 paesi europei sulla mobilità occupazionale e le loro esperienze, e sull’impatto sulla loro carriera e sulla vita familiare e sociale, nonché sul benessere personale.

Sono state esaminate dagli scienziati tutte le tipologie di mobilità, da spostamenti a lungo termine in un’altra regione o paese, ai viaggi d’affari e alla pendolarità giornaliera o settimanale.

Dalla ricerca emerge che la forma più comune di mobilità è la pendolarità su lunghe distanze, con il 41% degli intervistati in mobilità che passano almeno due ore al giorno in viaggio per andare e tornare dal lavoro. Un altro 29% trascorre più di 60 notti fuori casa ogni anno per motivi di lavoro, mentre solo il 14% si è trasferito in un’altra regione del proprio paese per motivi di lavoro, il 3% ha lavorato all’estero temporaneamente e il 2% è emigrato.

Quelli che hanno più probabilità di mobilità sono i laureati, i giovani sono più mobili degli altri lavoratori e gli uomini sono più propensi a spostarsi rispetto alle donne.

Dallo studio emerge anche che mentre i giovani e le persone che hanno un’istruzione universitaria preferiscono trasferirsi, i lavoratori più anziani e i non laureati tendono a preferire la pendolarità.

Davvero notevole l’impatto della mobilità sulla condizione di genitore: se il papà fa il pendolare la mamma di solito rimane a casa e si occupa dei figli, mentre se la donna costretta a spostarsi per lavoro tende a rimanere senza figli.

Per migliorare le condizioni dei lavoratori “mobili” lo studio suggerisce ai responsabili delle politiche alcuni rimedi come migliorare le infrastrutture dei trasporti per ridurre i tempi che i pendolari passano in viaggio, e migliorare l’accesso a strutture che si occupino dei bambini, per rendere più facile ai lavoratori conciliare l’essere genitori con la mobilità occupazionale.