Accedendo alla pensione precoci, potrò comunque effettuare consulenze? Eventualmente dopo alcuni anni. Qual è il vincolo temporale?
Chi accede alla pensione precoci con la Quota 41 non può svolgere attività lavorativa, né consulenze né alcun altro lavoro autonomo o subordinato, fino a quando non ha maturato i requisiti per la pensione anticipata ordinaria. Superato quel momento, decade ogni limitazione e la pensione diventa pienamente cumulabile con qualsiasi reddito da lavoro.
Il vincolo non ammette soglie di tolleranza: anche un’attività occasionale o di modesto importo fa scattare il divieto.
Pensione precoci Quota 41: durata del divieto di lavoro
La regola è fissata dall’art. 1, comma 204, della Legge 232/2016, che vieta la cumulabilità della pensione precoci con redditi da lavoro subordinato o autonomo, prodotti in Italia e all’estero, per un periodo pari alla differenza tra i contributi posseduti al momento del pensionamento e quelli richiesti per la pensione anticipata Fornero: ad oggi sono 42 anni e 10 mesi per gli uomini, oppure 41 anni e 10 mesi per le donne.
Il calcolo è semplice. Per fare un esempio, se al momento del pensionamento si avevano 41 anni esatti di contributi, il periodo di divieto è pari a 1 anno e 10 mesi per un uomo (la differenza rispetto a 42 anni e 10 mesi) e di soli 10 mesi per una donna (la differenza rispetto a 41 anni e 10 mesi).
Trascorso questo periodo, la pensione torna pienamente cumulabile con i redditi da lavoro, esattamente come avviene per le pensioni anticipate ordinarie.
Cosa succede se si lavora durante il periodo vietato
Le conseguenze della violazione del divieto sono particolarmente severe: la pensione viene sospesa dalla data di inizio dell’attività lavorativa e l’INPS procede al recupero integrale di tutti i ratei già percepiti durante il periodo vietato, inclusa la tredicesima mensilità.
L’obbligo di comunicare tempestivamente all’INPS i redditi da lavoro ricade sull’interessato.
Quando si ha diritto alla pensione precoci
A fini di completezza, si ricorda che la pensione precoci richiede 41 anni di contributi complessivi di cui almeno 12 mesi versati prima del compimento dei 19 anni, e l’appartenenza a una delle categorie tutelate:
- disoccupati involontari che hanno esaurito da almeno tre mesi la NASpI o altra indennità di disoccupazione;
- caregiver che assistono da almeno sei mesi coniuge o parente di primo grado convivente disabile grave;
- invalidi civili dal 74%;
- addetti a mansioni usuranti ai sensi del D.Lgs. 67/2011;
- addetti a mansioni gravose elencate nell’allegato E della legge 232/2016, svolte per almeno sei anni negli ultimi sette oppure sette anni negli ultimi dieci.
Nel corso dell’anno ci sono tre finestre temporali per inoltrare la domanda. Una volta ottenuto il riconoscimento del diritto e inoltrata domanda vera e propria, la decorrenza del trattamento scatta dopo la finestra mobile di tre mesi dalla maturazione del diritto (aumentata a cinque mesi per i dipendenti pubblici ex INPDAP).
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Chiedi all'espertoRisposta di Barbara Weisz