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Pensioni, l’asticella si alza ancora: chi dovrà lavorare di più dal 2027

di Anna Fabi

Pubblicato 26 Dicembre 2025
Aggiornato 9 Gennaio 2026 10:49

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Dal 2027 aumentano età e contributi per andare in pensione: salvaguardati solo usuranti e gravosi, restano esclusi i lavoratori precoci. Cosa cambia in concreto.

La vita lavorativa si allunga ancora. Con la Legge di Bilancio ormai chiusa, i requisiti per andare in pensione tornano a crescere agganciandosi alla speranza di vita, nonostante le promesse di sterilizzazione degli aumenti. Dal 2027 e poi dal 2028, età e contributi necessari per lasciare il lavoro saliranno gradualmente per quasi tutti, con un impatto particolarmente evidente su una categoria che fino a oggi era stata tutelata: i lavoratori precoci.

Tre mesi in più per andare in pensione

L’aumento complessivo dei requisiti è pari a tre mesi, ma non entrerà in vigore tutto insieme. Dal 1° gennaio 2027 servirà un mese in più, mentre dal 1° gennaio 2028 si aggiungeranno altri due mesi. Una scelta che attenua l’impatto immediato, ma che conferma il ritorno all’adeguamento automatico alla speranza di vita.

Pensione di vecchiaia e anticipata: cosa cambia

Per la pensione di vecchiaia, il requisito anagrafico salirà dagli attuali 67 anni a 67 anni e 3 mesi nel 2028, restando invariato il requisito minimo di 20 anni di contributi. Anche la pensione anticipata viene ritoccata: si passerà dagli attuali 42 anni e 10 mesi di contributi (un anno in meno per le donne) a 43 anni e 1 mese dal 2028.

L’aumento riguarda anche la pensione anticipata contributiva per i cosiddetti contributivi puri, cioè chi ha iniziato a lavorare dopo il 1996: l’uscita non sarà più possibile a 64 anni “secchi”, ma a 64 anni e 3 mesi.

Chi resta escluso dagli aumenti

Il governo ha scelto di tenere fuori dagli aumenti solo due categorie ben definite: i lavoratori gravosi e usuranti. Si tratta di circa 20mila persone all’anno, secondo la Relazione tecnica alla Manovra, impiegate in attività considerate particolarmente faticose, come edilizia, assistenza sanitaria, scuola dell’infanzia, servizi di igiene ambientale e lavoro su catena di montaggio.

Per questi lavoratori resta possibile l’accesso all’APE Sociale, l’assegno ponte che consente di uscire a 63 anni e 5 mesi, con un requisito contributivo variabile (30, 32 o 36 anni) e un importo massimo di 1.500 euro mensili.

La sorpresa sui lavoratori precoci

La vera novità, e anche la più difficile da spiegare, riguarda i lavoratori precoci, cioè chi ha versato almeno 12 mesi di contributi effettivi prima dei 19 anni. La cosiddetta “Quota 41” resta in piedi, ma viene di fatto ridimensionata.

Solo una parte dei precoci viene risparmiata dagli aumenti: quelli impiegati in lavori usuranti. Tutti gli altri – disoccupati, caregiver e invalidi con almeno il 74% – dovranno adeguarsi ai nuovi requisiti. Dal 2027 serviranno 41 anni e 1 mese di contributi, che diventeranno 41 anni e 3 mesi dal 2028, con ulteriori aumenti negli anni successivi se la speranza di vita continuerà a crescere.

Una tutela che si restringe

La scelta introduce una distinzione interna alla platea dei precoci che appare poco lineare: due lavoratori con la stessa storia contributiva potranno andare in pensione in momenti diversi solo in base alla tipologia di tutela riconosciuta. Una differenziazione che rischia di creare nuove disparità e contenziosi.

Taglio ai fondi per precoci e usuranti

A rendere il quadro ancora più rigido contribuisce il profilo finanziario della Manovra 2026. Le risorse destinate ai precoci vengono ridotte negli anni successivi, con 50 milioni di euro in meno nel 2033 e 100 milioni l’anno dal 2034. Anche per gli usuranti è previsto un taglio di 40 milioni di euro annui dal 2033.

Un segnale che conferma come l’innalzamento dei requisiti non sia solo una misura temporanea, ma parte di una strategia strutturale di contenimento della spesa pensionistica.

In sintesi

Dal 2027 scattano nuovi aumenti dei requisiti per la pensione legati alla speranza di vita. L’innalzamento sarà di tre mesi complessivi, distribuiti tra 2027 e 2028. Restano esclusi dagli aumenti solo i lavoratori gravosi e usuranti, mentre i precoci non vengono pienamente tutelati.