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Lavoro: nuove assunzioni e contratti in Italia

di Barbara Weisz

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Nuovi posti di lavoro nelle aziende che esportano o puntano sull'innovazione segnalati da Uniuoncamere, mentre Confcommercio analizza l'utilizzo dei contratti a termine.

La crisi penalizza il mercato del lavoro ma tra le imprese che innovano ed esportano si registra maggiore propensione alle assunzioni (+750mila nuove unità nel 2013) per spingere sul fattore competitività: è quanto emerge dal report di Unioncamere e Ministero del Lavoro sull’occupazione in Italia. Queste nuove assunzioni saranno caratterizzate da un buon livello di qualificazione: laureati, diplomati, tecnici e operai specializzati. Obiettivo, controbilanciare il saldo negativo fra entrate e uscite (-250mila posti di lavoro). =>Le assunzioni previste per il 2013 nelle PMI Le imprese che assumono sono il 13,2% del totale. La quota cresce con la dimensione di impresa ed è più alta al Nord (sopra il 15%) e tra le aziende esportatrici o innovatrici (25). In particolare: 34,7% nel chimico-farmaceutico, 24,5% nella sanità e assistenza sociale, 22% nei servizi finanziari e assicurativi, quasi il 20% nel trttamento di gomma e materie plastiche. I contratti previsti: 563.400 dipendenti (367.500 non stagionali e 196mila stagionali), 85.000 interinali, 65.700 collaboratori a progetto, 35.300 collaboratori a Partita Iva e occasionali. Fra i futuri dipendenti l’incidenza dei profili umanistici e tecnici sale al 16,7%, dal 15,2% del 2012, quella degli operai (specializzati e non) al 23%, dal 22,1%, mentre le professioni non qualificate diminuiscono al 13,6%, dal precedente 16,5%. Sostanzialmente stabile, ma elevata perché superiore alle 260mila unità, la domanda di impiegati e di figure addette al commercio e servizi (47% circa). Il calo dell’occupazione colpisce invece imprese, territori e settori concentrati sul mercato interno: saldo negativo del 4,6% nelle aziende fino a dieci dipendenti, che scende a -1,8% fra i dieci a i 50 addetti, a -1,2% fra i 50 e i 250 e sotto l’1% nelle grandi imprese. Quanto ai settori, soffrono soprattutto le costruzioni, il commercio al dettaglio, il turismo.

Per quanto riguarda i contratti attivati (112mila in meno rispetto al 2012), secondo uno studio Confcommercio quelli a termine aiuterebbero a trovare lavoro: il tempo determinato da 15 anni manitiene stabilmente una quota fra l’11 e il 13% del totale degli occupati. In Italia riguarda il 13,4% del totale degli occupati contro una media europea pari al 14,1%. =>Come trovare lavoro in tempi di crisi: sì alla flessibilità. In pratica, la flessibilità buona non crea precarietà. Confcommercio insiste sulla proposta di concedere alle imprese un periodo sperimentale di tre anni in cui poter assumere a termine senza specificare la causale (dopo la riforma del lavoro sempre obbligatoria per contratti di durata superiore a un anno).  Nel frattempo prosegue l’iter parlamentare del Dl Lavoro (Dl 76/2013: leggi qui le misure), approdato in aula al Senato dopo l’approvazione da parte delle comissioni di Palazzo Madama. Poche le modifiche, saltato l’emendamento che prevedeva di alzare l’agevolazione alle imprese che assumono lavoratori che percepiscono l’ASPI portandola al 70% del sussidio residuo: resta al 50%.