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La riforma del Lavoro Fornero

di Barbara Weisz

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Riforma del Lavoro: contratto unico di ingresso triennale prima dell'indeterminato, salario minimo garantito per tutti e più ammortizzatori sociali: l'impianto della riforma Fornero.

Ecco i capisaldi della Riforma del Lavoro nei piani del Ministro Elsa Fornero, così come si apprende da anticipazioni a margine dell’avvio del tavolo fra governo e parti sociali del 23 gennaio:

  • contratto unico di ingresso (CUI) che può durare fino a tre anni, poi scatta il tempo indeterminato;
  • stipendio garantito sopra una certa soglia per i contratti a tempo determinato;
  • salario minimo fissato per legge tetto anche contratti a progetto e co.co.co;
  • ammortizzatori sociali con un reddito minimo di disoccupazione.
Riforma del Lavoro Fornero: le nuove regole su contratti, licenziamenti e salari

Si tratta di una riforma del diritto del lavoro che sembra recepire l’impianto dell’ipotesi formulata due anni or sono dagli economisti Tito Boeri e Pietro Garibaldi.

Una riforma che rende più flessibile il mercato del lavoro ma contemporaneamente mira a tutelare maggiormente il lavoratore, sulla base di quanto avviene in molti paesi europei. L’impressione è che intorno ai punti fondamentali di questo “piano Fornero” ci sarebbe una seria possibilità di accordo fra le parti.

Vediamo innanzitutto quali sono nel dettaglio le misure allo studio.

Si profila uno sfoltimento delle tipologie contrattuali previste al momento in Italia (48 contratti secondo i calcoli dell’Inps).

CUI per 3 anni + indeterminato

La novità principale riguarda il contratto d’ingresso, che diventerebbe uguale per tutti chiamato CUI (contratto unico).
La fase di ingresso potrà avere una durata diversa a seconda dei vari tipi di lavoro, e potrà durare fino a tre anni.

In questo periodo, il lavoratore – anche nelle aziende con più di 15 dipendenti – non è tutelato dall’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, ed è quindi soggetto a licenziamento ma dietro pagamento di un risarcimento economico: si parla di un importo pari a cinque giorni lavorativi per ogni mese lavorato, o del pagamento di sei mesi di indennità nel caso di una fase di ingresso di tre anni (la durata massima del CUI).

Dopo questo periodo di inserimento, il contratto diventa a tempo indeterminato.

Contratti a tempo con stipendio garantito

Novità anche per contratti a tempo determinato, a progetto. Si pensa di stabilire un soglia minima di stipendio sotto la quale questi contratti non si possono fare: il tetto di cui si parla è pari a 25mila euro, con esclusione dei lavori stagionali.

Significa che per importi inferiori a questa cifra non si potranno più fare contratti a tempi determinato.
Si tratta di una misura che vuole “sanare” una situazione che vede, secondo i dati di uno studio del Collegio Carlo Alberto di Torino, diretto da Pietro Garibaldi, il 98% degli stipendi a tempo determinato sotto la soglia dei 35mila euro.

Si prevede un tetto anche per le altre forme di lavoro flessibile, come i contratti a progetto o le collaborazioni cooordinate e continuative. Qui il limite dovrebbe essere di 30mila euro lordi: sotto questa soglia, i contratti verrebbe automaticamente trasformati a tempo indeterminato.

Salario minimo

Sempre in tema di stipendi, si parla della possibilità di stabilire un salario minimo da fissare per legge oppure dai vari contratti di lavoro nazionali.

Ammortizzatori

Infine, riforma degli ammortizzatori sociali. Anche qui, l’idea è quella di semplificare introducendo un solo strumento che vada a sostituire le diverse possibilità attualmente previste (cassa integrazione ordinaria o straordinaria, mobilità, sussidi): si va verso la fissazione di un reddito minimo di disoccupazione. Si tratta di un capitolo molto delicato, anche perchè molto costoso.

Roadmap

Per quanto riguarda tempi e iter della Riforma del Lavoro, il tavolo fra le parti si apre lunedì 23 gennaio. Per il governo, come è noto, se ne occupano il ministero del Lavoro Elsa Fornero e il titolare dello Sviluppo Economico Corrado Passera.

Sembra che l’intenzione sia quella di non procedere per decreto (come fatto per la manovra finanziaria di fine 2011 o per il provvedimento in fase di preparazione sulle liberalizzazioni), ma attraverso un disegno di legge.

Il ministro Elsa Fornero ha l’obiettivo di concludere il lavoro legislativo entro fine febbraio.