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Lavoro e assunzioni: Report 2014 del Ministero

di Barbara Weisz

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Dinamica delle assunzioni in ripresa nel 2013, il contratto più attivato è il tempo determinato, il settore più dinamico il Terziario: il rapporto annuale sul lavoro 2014.

Nel triennio di crisi 2011-2013 il ritmo delle assunzioni in Italia è calato di oltre 200mila posti di lavoro a trimestre (-8%), ma con un trend in netta diminuzione: se nel 2012 si registrava -6,2%, a fine 2013 segnava -0,8%. I dati sono contenuti nel Rapporto annuale sulle comunicazioni obbligatorie 2014 pubblicato dal Ministero del Lavoro, che mostrano come la dinamica recessiva sia iniziata in concomitanza con la crisi dell’euro, segnando il picco nel 2012 per poi risalire la china nel 2013 in termini di posti di lavoro persi.

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Contratti di lavoro

Nel 2013 la maggior parte dei contratti attivati, il 68%, è a tempo determinato, contro il 16,4% dei contratti a tempo indeterminato. Un dato interessante riguarda il numero medio di contratti pro-capite, che nel 2013 è pari a 1,78 contratti per lavoratore: ognuno ha avuto più di un contratto nel corso dell’anno.

Settori

Il contratto a termine è anche l’unico che registra una variazione positiva, pari allo 0,3%, davanti a una flessione media del 10% di tutte le forme contrattuali. Il settore con il maggior numero di assunzioni è il Terziario, 72,3%, seguono Industria, 13,3% e Agricoltura, 14,5%.

Distribuzione

Per quanto riguarda la distribuzione sul territorio, nell’arco del triennio sono leggermente diminuite le assunzioni al Nord (dal 41 al 39,2%), mentre sono aumentate di poco più di un punto quelle al Sud, dal 35,1% al 36,6%.

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Dinamica per genere

Negli anni 2012 e 2013, sul fronte assunzioni gli effetti sono stati più evidenti per gli uomini (assunzioni trimestrali leggermente più elevate per le donne), mentre da fine 2013 torna ad aumentare il numero di assunzioni maschili e si accentua la decrescita di quelle femminili. Sul fronte cessazioni, invece, la diminuzione 2011-2012 è stata più accentuata per le donne, mentre dal 2012 in poi è successo il contrario, cioè il numero di posti di lavoro maschili persi è stato costantemente più alto.

Infine, l’età: nel 2011-2013 la quota più rilevante di cessazioni ha riguardato lavoratori di 35-54 anni (46,1%), seguite dalle classi 25-34 anni (27,8%), fino a 24 anni (13,8%) e over 55 (12,4%).