Nel capitolo pensioni in Manovra 2026, ampiamente riscritto dal Governo nel suo maxi-emendamento, contiene due novità relative al conferimento del TFR: da un lato ai neo-assunti si impone il silenzio-assenso sulla scelta di destinazione delle quote di accantonamento del trattamento di fine rapporto, che automaticamente finiscono nella previdenza integrativa a meno che il lavoratore non si opponga entro 60 giorni dall’assunzione; dall’altro si obbligano le imprese sopra i 50 dipendenti a versarlo al Fondo INPS invece che tenerlo in azienda nei casi in cui non si scelga un fondo pensionistico.
L’attuale legislazione prevede già entrambi questi strumenti, ma la Legge di Bilancio 2026 adesso li potenzia. Spieghiamo come.
Conferimento TFR ai fondi pensione per i neo assunti
Il silenzio assenso sul TFR prevede oggi che, entro sei mesi dalla firma del contratto, i nuovi assunti debbano scegliere cosa fare delle proprie quote accantonate mensilmente; nel caso in cui nel primo semestre di assunzione non esprimano alcuna volontà, scatta l’adesione ai fondi pensione a partire dal mese successivo alla scadenza del semestre di silenzio assenso.
Dal 2026, invece, con la modifica prevista dal Governo in Manovra, il TFR sarà automaticamente accantonato presso la previdenza complementare a meno che il nuovo assunto non si opponga entro 60 giorni; in questo caso resterà in azienda oppure, se l’impresa ha almeno 50 dipendenti, sarà accantonato nel Fondo INPS.
TFR al Fondo INPS per aziende sopra i 50 dipendenti
E siamo dunque al secondo intervento, che riguarda le imprese tenute al conferimento del TFR all’INPS. In pratica, dal 2026 ricomprenderà anche quelle che raggiungono la soglia dimensionale dei 50 dipendenti dopo l’avvio dell’attività. Attualmente, invece, rileva il numero dei dipendenti nell’anno di avvio dell’attività e quindi, se il numero dei dipendenti cresceva successivamente, anche superando i 50 assunti non scattava l’obbligo di destinare il TFR all’INPS.