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Fuga all’estero dei pensionati INPS sopra i 25mila euro: il Senato ne studia il rientro

di Redazione PMI.it

3 Marzo 2026 08:59

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Salgono a 675mila le pensioni INPS pagate all'estero, con la Tunisia che segna un +255% da record. Un Ddl in Senato ne studia il rientro agevolato.

Hanno una pensione superiore a 25mila euro annui, nella stragrande maggioranza dei casi vivono fuori dall’Unione Europea e rappresentano il segmento più sensibile alle leve fiscali tra i pensionati italiani all’estero. Sono circa 182mila persone — il 27% dei 675mila assegni INPS pagati oltreconfine nel 2025 — e sono esattamente loro il bersaglio del disegno di legge che il Senato sta discutendo per incentivare il rientro in Italia.

Il Ddl per il rientro dei pensionati all’estero

Il Ddl 1495, presentato dal senatore Domenico Matera (FdI) e sottoscritto dalla senatrice Anna Maria Fallucchi, punta a invertire almeno in parte questa tendenza. Lo strumento è una IRPEF sostitutiva al 4% su tutti i redditi non già tassati in Italia (pensione compresa) applicabile per i primi quindici anni dal trasferimento della residenza fiscale.

Per accedere al beneficio, però, il pensionato dovrebbe rientrare da un Paese extra-UE in cui risiede da almeno cinque anni e stabilirsi in un piccolo comune italiano con non più di 3.000 abitanti. L’obiettivo sarebbe duplice: recuperare base fiscale oggi tassata altrove (o non tassata del tutto) e orientare i rientri verso le aree interne che soffrono di spopolamento.

L’INPS, sentito in audizione, ha dato una valutazione positiva: la norma non produrrebbe effetti negativi per la finanza pubblica perché i benefici potenziali compenserebbero gli effetti sul tendenziale. A illustrare il quadro è stato Gianfranco Santoro, direttore Studi e Ricerche dell’INPS, che ha anche accennato a un secondo fronte: quello dei giovani italiani espatriati, il cui eventuale rientro strutturale avrebbe un impatto demografico ed economico ancora più ampio.

Il paradosso sugli incentivi sui trasferimenti in Italia

C’è una contraddizione che il dibattito parlamentare fatica ad affrontare apertamente. Mentre il Senato studia come riportare a casa i pensionati italiani emigrati all’estero, l’Italia ha costruito negli ultimi anni un sistema di incentivi per attrarre ricchi stranieri che funziona fin troppo bene. La flat tax per i neo-residenti — introdotta nel 2017 con un’imposta forfettaria di 100mila euro sui redditi esteri, salita a 200mila nel 2024 e a 300mila con la Manovra 2026 — ha portato nel Paese oltre 5.000 contribuenti facoltosi, con un gettito stimato vicino al miliardo di euro solo per il 2025.

Sul fronte opposto si muove la proposta sull’IMU per gli italiani all’estero: a dicembre 2025 la Camera ha approvato all’unanimità una legge che estende le agevolazioni sulla prima casa ai residenti AIRE con immobili nei comuni sotto i 5.000 abitanti, sostituendo il vecchio sconto del 50% riservato ai soli pensionati in regime di convenzione internazionale. Il testo è ora al Senato per la seconda lettura.

Due direzioni opposte, dunque: un sistema che abbassa il costo fiscale per chi vuole entrare e uno che prova ad abbassarlo per chi potrebbe tornare. Il Ddl 1495 si inserisce in questo quadro come un tentativo di usare la stessa leva fiscale in senso inverso — non per attrarre chi non ha mai pagato tasse in Italia, ma per recuperare chi le ha pagate per decenni e ha scelto di spendere la pensione altrove.

I numeri INPS: 675mila assegni sparsi in 160 Paesi

Nel 2025 le pensioni INPS pagate fuori dall’Italia hanno raggiunto quota 675mila, con un incremento dell’1,3% rispetto al 2024. Un’accelerazione che segna una svolta rispetto agli anni di sostanziale stabilità. Il flusso vale complessivamente circa 1,6 miliardi di euro l’anno, distribuito in circa 160 Paesi. Non si tratta solo di italiani che hanno lavorato all’estero e maturato contributi in più Paesi: una quota crescente è composta da pensionati che hanno scelto di trasferire la residenza per ragioni fiscali o per godere di un costo della vita più basso.

La nuova mappa delle mete estere preferite dai pensionati

La geografia è cambiata in modo graduale negli ultimi anni e le mete storiche dell’emigrazione italiana hanno ceduto il passo a destinazioni più vicine e più convenienti.

Tra il 2018 e il 2025 i pensionati italiani con assegno negli Stati Uniti sono diminuiti del 40% e quelli in Australia e Canada di oltre il 50%. Di contro, sul podio della crescita ci sono tre paesi:

  • la Tunisia, con un aumento del 255% ed il balzo più marcato tra quelli rilevati, trainato da una fiscalità favorevole e da una forte concentrazione nell’area di Hammamet;
  • il Portogallo (+144%), che però dal 2024 ha abolito il regime fiscale agevolato per i nuovi residenti stranieri;
  • la Spagna (+75%), che rimane la destinazione in assoluto più affollata per i pensionati italiani residenti all’estero.

Costo della vita e tasse ridotte: le leve della scelta

Le tre mete hanno in comune una caratteristica: l’assegno INPS vale di più. In Spagna, Portogallo e Tunisia il potere d’acquisto di una pensione italiana è stimato tra il 10 e il 15% superiore rispetto all’Italia, grazie a costi dell’abitazione, della spesa quotidiana e dei servizi generalmente più bassi.

Sul fronte fiscale, la Tunisia consente di pagare le imposte solo sul 20% della pensione. La Spagna offre un sistema di detrazioni favorevole. Il Portogallo, dopo anni di forte attrattività grazie al regime NHR, ha chiuso quella stagione a partire dal 1° gennaio 2024 rimodulando gli incentivi: chi aveva già trasferito la residenza prima di quella data mantiene le agevolazioni fino al 2034, mentre per i nuovi arrivi si applicano le aliquote ordinarie. Per una panoramica completa su quali paesi offrono i regimi fiscali più vantaggiosi per i pensionati italiani, incluse mete meno note come Albania, Cipro e Malta, il confronto è più ampio di quanto i numeri INPS restituiscano.