L’Agenzia delle Entrate fa luce sul calcolo del bonus dipendenti con reddito complessivo fino a 20.000 euro precisando un passaggio tecnico che incide direttamente sulla voce riconosciuta in busta paga: per determinare il reddito annuo teorico rilevano i soli giorni per i quali è stata effettivamente corrisposta retribuzione. Nel conteggio rientrano perciò anche festività e riposi settimanali, mentre restano fuori le giornate di assenza non retribuita come l’aspettativa.
Il nuovo chiarimento AdE – fornito con la risposta 7/2026 a specifico interpello – analizza il meccanismo che, per chi ha un reddito annuo complessivo che non supera i 20.000 euro, riconosce una somma esente (non imponibile ai fini fiscali e contributivi) direttamente nel cedolino.
Bonus dipendenti in busta paga per i redditi fino a 20.000 euro
Per i lavoratori dipendenti con un reddito complessivo entro 20.000 euro, la misura introdotta dalla Manovra 2025 (commi 4 e 5 della legge 207/2024) e resa strutturale dal 2026 si traduce in una somma aggiuntiva esente, calcolata applicando specifiche percentuali al reddito da lavoro dipendente.
Per chi ricade in questa platea, la somma che non concorre alla formazione del reddito si ottiene applicando una determinata percentuale al solo reddito da lavoro dipendente (così da ridurre il cuneo fiscale sul lavoro dipendente). Questa la progressione:
- 7,1%, se il reddito di lavoro dipendente non è superiore a 8mila 500 euro;
- 5,3%, se il reddito di lavoro dipendente è superiore a 8mila 500 euro ma non a 15mila euro;
- 4,8%, se il reddito di lavoro dipendente è superiore a 15mila euro.
Per la quota di redditi da lavoro dipendente tra 20.000 e 40.000 euro, lo ricordiamo, opera invece una detrazione IRPEF aggiuntiva, con una logica di calcolo del tutto differente.
Il criterio del reddito annuale teorico: quando serve e come si ricava
Quando il rapporto di lavoro non copre l’intero anno, per stabilire correttamente la fascia di reddito e quindi la percentuale applicabile, viene utilizzato il criterio del reddito annuo teorico.
In pratica, il reddito effettivamente percepito viene rapportato a dodici mesi sulla base dei giorni retribuiti, così da stimare quanto sarebbe stato percepito a parità di condizioni su base annua.
In base alla retribuzione effettivamente percepita si calcola quanto sarebbe spettato se il dipendente avesse lavorato per l’intero anno, e a questa somma si applica la percentuale per calcolare il bonus.
Giorni retribuiti: cosa entra e cosa resta fuori
Per individuare i giorni utili si applicano criteri già consolidati nella prassi dell’Agenzia delle Entrate: nel conteggio rientrano i giorni compresi nella durata del rapporto di lavoro per i quali spetta la retribuzione e, in ogni caso, festività, riposi settimanali e altri giorni non lavorativi ricompresi nel periodo retribuito.
Devono invece essere esclusi i giorni per i quali non spetta alcun reddito, neppure sotto forma di retribuzione differita. Rientrano in questa categoria, ad esempio, le assenze per aspettativa senza corresponsione di assegni o altre giornate prive di retribuzione.
Somme riferite ad anni precedenti: perché non contano
Un’ulteriore precisazione riguarda le somme corrisposte nell’anno ma riferite a periodi precedenti. Tali importi non incidono sul calcolo del bonus se non esiste, nell’anno di riferimento, un’effettiva base di giorni retribuiti. In assenza totale di giornate retribuite nell’anno, la sola erogazione di spettanze arretrate relative ad annualità precedenti non consente il riconoscimento del bonus.