Buoni pasto a rischio stop: commissioni troppo alte

di Alessandra Gualtieri

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Protestano ristoratori e commercianti: con l'inflazione, non più accettabili le commissioni al 20% sui buoni pasto.

Associazioni di categoria sul piede di guerra  sui buoni pasto, che a causa dell’inflazione diventano economicamente ingestibili: le commissioni al 20% sono troppo salate per commercianti e ristoratori, che si sentono ricattati da imprese e Pubblica Amministrazione.  Parliamo di un giro d’affari da 3,2 miliardi, un terzo dei quali è assorbito dalla PA.

Con le gare al ribasso Consip, le commissioni sono praticamente raddoppiate, passando da una media del 7-10% all’attuale picco del 20%, registrato nelle ultime gare di affidamento. Per i i rappresentanti di Conad, Coop, Fiepet Confesercenti, Federdistribuzione, Fida e Fipe Confcommercio, si tratta di una situazione non più gestibile con la crisi attuale:

l’inflazione erode tutti i margini e i tempi di pagamento sono una seconda tassa occulta.

“Siamo di fronte a un ricatto” – spiega Donatella Prampolini, presidente Fida: “i tempi dei pagamento non sono mai immediati e le aziende offrono pagamenti a sette giorni solo in cambio di ulteriori rialzi delle commissioni”. Considerando anche costi di spedizione e spese POS per i buoni pasto elettronici, si arriva a una decurtazione del 30% del valore nominale dei voucher.

La richiesta è che nella prossima gara Consip non si scenda sotto il valore nominale del ticket. In fase di gara, propongono gli operatori, la scelta dell’azienda assegnataria si basi su criteri qualitativi e non più soltanto sul valore al massimo ribasso. Ne vanno in gioco le stesse imprese e i lavoratori, che rischiano di vedersi rifiutare il pagamento con buoni pasto.