Ho lavorato come impiegato dal 1982 al 2023 e da un anno sono in NASpI. Quanto potrei avere di pensione considerando che guadagnavo 2209 netti al mese?
Nel caso descritto, con 41 anni di contributi effettivi accumulati dal 1982 al 2023 e i 2 anni di contribuzione figurativa riconosciuti durante la NASpI, si raggiungono 43 anni di anzianità contributiva totale. Questo consente di accedere sia alla pensione anticipata — che richiede 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne — sia, al raggiungimento dei 67 anni di età, alla pensione di vecchiaia. L’importo netto finale dipende però da come il sistema di calcolo tratta la carriera specifica e da come i figurativi NASpI incidono sulle diverse quote della pensione.
Il sistema misto per chi ha contributi prima del 1996
Avendo iniziato a lavorare nel 1982, si rientra nel sistema di calcolo misto: al 31 dicembre 1995 si avevano circa 13 anni di contributi, quindi meno di 18, soglia che distingue chi applica il sistema misto da chi applicherebbe quello interamente retributivo.
Nel sistema misto la pensione si compone di due quote distinte:
- la quota retributiva, che copre i contributi maturati fino al 31 dicembre 1995 e si calcola applicando un’aliquota di rendimento alla retribuzione pensionabile degli ultimi anni di lavoro;
- la quota contributiva, che copre i contributi maturati dal 1° gennaio 1996 in poi — compresi i figurativi NASpI — e si calcola moltiplicando il montante contributivo individuale per il coefficiente di trasformazione corrispondente all’età al momento del pensionamento.
Come i figurativi NASpI entrano nel calcolo della pensione
I contributi figurativi riconosciuti durante la NASpI sono validi sia per il diritto alla pensione sia per la misura dell’assegno. La base su cui vengono accreditati, però, non corrisponde all’ultima retribuzione percepita: per la quota contributiva (post-1996), la retribuzione figurativa è rapportata all’indennità NASpI effettivamente erogata, con un tetto massimo pari a 1,4 volte il massimale mensile della NASpI dell’anno in corso — nel 2026, questo limite equivale a circa 2.218 euro mensili. Chi aveva retribuzioni superiori a questa soglia vedrà quindi un accredito figurativo inferiore rispetto ai contributi che avrebbe maturato continuando a lavorare.
Per la quota retributiva (pre-1996), i periodi NASpI non incidono direttamente: quella quota è già cristallizzata sui contributi maturati fino al 1995. L’effetto dei figurativi è quindi circoscritto alla quota contributiva, abbassando parzialmente il montante accumulato rispetto a quanto sarebbe avvenuto proseguendo l’attività lavorativa con l’ultima retribuzione.
Stima dell’assegno netto mensile
Partendo da una retribuzione media lorda di riferimento di circa 2.800 euro mensili — dato teorico; il valore reale da utilizzare è il montante contributivo effettivo consultabile nel cassetto previdenziale INPS — la pensione netta stimata si collocherebbe nell’ordine di 1.500-1.600 euro mensili. Si tratta di una stima indicativa, ricavata applicando un tasso di sostituzione coerente con una carriera mista di questa durata.
Per ottenere una stima più precisa è possibile utilizzare il calcolatore della pensione di PMI.it, che consente di simulare l’assegno lordo e netto in base al sistema di calcolo applicabile e al montante contributivo reale. Tenga presente che la presenza dei figurativi NASpI, calcolati su una base imponibile inferiore all’ultima retribuzione, tende a ridurre leggermente il montante complessivo rispetto a una carriera senza interruzioni.
Come consultare la propria posizione contributiva reale
Prima di qualsiasi simulazione, il punto di partenza più affidabile è il proprio estratto conto contributivo INPS, accessibile tramite il portale istituzionale con SPID, CIE o CNS. L’estratto riporta il montante contributivo rivalutato anno per anno, le settimane accreditate, la distinzione tra contributi obbligatori e figurativi e l’eventuale presenza di lacune da colmare. In presenza di periodi scoperti, è opportuno valutare il ricorso ai contributi volontari o al riscatto di periodi di interruzione, strumenti ancora attivi nel 2026 per integrare il montante e migliorare l’assegno finale.
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