Imprese artigiane: poche e sempre meno giovani

di Redazione PMI.it

scritto il

Sempre meno giovani imprenditori artigiani in Italia, dove il Covid ha causato chiusure e cali di fatturato: il report Unioncamere.

L’artigianato in Italia pesa per il 9,5% sul PIL nazionale, tuttavia il numero delle imprese attive sul territorio è in calo e le aziende attive lamentano una notevole riduzione del fatturato, soprattutto a causa dell’emergenza sanitaria. Secondo l’indagine diffusa da Unioncamere e InfoCamere, sulla base dell’analisi statistica del Registro delle Imprese delle Camere di Commercio volta a monitorare l’evoluzione delle imprese individuali artigiane negli ultimi dieci anni, ci sono sempre meno giovani imprenditori attivi nel settore. Se da un lato 28mila imprese di under 30 sono andate in fumo (-42% in dieci anni), dall’altro lato sono cresciute del 47% le ditte individuali guidate dagli over 70, con punte che superano il 50% al Mezzogiorno.

Solo prendendo in considerazione il periodo compreso tra marzo 2021 e marzo 2011, l’artigianato ha visto chiudere circa 170mila unità (-11,7%) portando a 1,3 milioni il totale dell’imprese artigiane. Nel 2020, inoltre, il 70% delle imprese artigiane ha subito una riduzione di fatturato (la media degli altri settori scende fino al 63%). A intravedere un futuro più roseo e un recupero dei livelli produttivi entro il 2022 è solo il 54% delle imprese.

Analizzando l’indagine nel dettaglio, l’impresa individuale si conferma la dimensione preferita dagli artigiani, soprattutto nelle regioni del Centro-Sud e specialmente in Lazio (83,4%), seguito da Campania e Puglia (83,3%), Sicilia e Sardegna a chiudere le prime (rispettivamente a 83 e 82,9%). Tra i settori più attivi, invece, figura quello delle altre attività di servizi, i trasporti e magazzinaggio e le costruzioni.

Imprese artigiane in Italia

La difficoltà di ricambio generazionale, rileva Unioncamere, potrebbe mettere a dura prova il futuro dell’imprenditoria artigiana. Non a caso, l’ottimismo resta limitato agli imprenditori più giovani e innovativi. Solo il 54% prevede di recuperare i livelli produttivi entro il prossimo anno, il 46% per chi sta vivendo un difficile passaggio generazionale (dati Centro Studi Tagliacarne). Gli investimenti in digitalizzazione e green, in base alle rilevazioni, migliorano le prospettive di ripresa: il 63% e il 58% rispettivamente. La qualità dei prodotti resta il fattore chiave per mantenersi competitivi: il 43% punta essenzialmente solo su questo traino.