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Riscatto laurea agevolato, rischio di assegno ridotto

di Barbara Weisz

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Il riscatto di laurea agevolato non consente di valorizzare eventuali contributi antecedenti alla domanda: i paletti della nuova legge in una circolare INPS.

Chi sceglie di utilizzare il riscatto di agevolato laurea introdotto nel 2019 deve stare attento ai calcoli per valutare la convenienza. L’operazione è sempre valida ai fini del diritto a pensione (che quindi verrà anticipato), mentre può succedere che non si riesca a valorizzarla anche ai fini della misura.

In parole semplici, chi sceglie il riscatto laurea agevolato ha sempre la sicurezza di anticipare la pensione (di un numero di anni pari a quelli del corso di studi), anche quando l’operazione fa scattare il diritto in data antecedente alla domanda di riscatto.

Può invece non avere vantaggi sul fronte dell’importo: i periodi compresi tra la data di decorrenza della pensione e la domanda di riscatto saranno determinati senza considerare nel montante contributivo individuale i contributi relativi al periodo riscattato. La precisazione arriva dall’INPS, con circolare 6/2020.

La facoltà di riscatto, spiega l’istituto previdenziale, fornisce al lavoratore il mezzo per estendere la copertura assicurativa a determinati periodi non soggetti in precedenza all’assicurazione obbligatoria, producendo effetti analoghi a quelli che si sarebbero verificati in costanza di rapporto previdenziale.

L’efficacia giuridica ab origine, in base alla quale i contributi che vengono riscattati sono considerati come se fossero stati versati nel periodo di riferimento, «è stata confermata sia dalla circolare n. 12/1996 sia dalla giurisprudenza con specifico riferimento ai riscatti con onere determinato tramite la modalità di calcolo della riserva matematica (art. 13 della legge n. 1338/1962)». E l’efficacia retroattiva, prosegue l’INPS, costituisce effetto giuridico naturale di tutti i riscatti, sia quelli in relazione ai quali trovi applicazione il sistema retributivo sia quelli da valutare con il sistema contributivo, fatti salvi i limiti emergenti dalla normativa di riferimento.

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Il punto è che la legge 4/2019 ha introdotto il nuovo riscatto agevolato della laurea, che prevede un onere di riscatto più basso per i periodi di valorizzare con il contributivo (in sostanza, il calcolo viene equiparato a quello degli inoccupati, per cui il costo dell’operazione è intorno ai 5mila euro annui).

Ebbene, spiega l’INPS, «ai fini della maturazione del diritto a pensione, i periodi oggetto di riscatto in argomento saranno considerati nella loro collocazione temporale, esplicando effetti giuridici come se fossero stati tempestivamente acquisiti alla posizione assicurativa dell’interessato. E’ quindi possibile che, «in forza del riscatto con onere determinato con il criterio a percentuale, si acquisisca la decorrenza della pensione (liquidata col sistema contributivo o misto) in data antecedente a quella della domanda di riscatto». E qui sta il punto.

In questo caso, ovvero riscatto laurea che consente di andare in pensione prima della domanda stessa di riscatto (in virtù degli anni in più di contribuzione che vengono conteggiati), l’operazione non riesce a essere valida anche ai fini della misura della pensione. «I contributi relativi al periodo riscattato potranno avere effetti sulla misura dei ratei di pensione maturati a decorrere dal mese successivo a quello di presentazione della domanda di riscatto».

Esempio: domanda di riscatto presentata nel dicembre 2019, in virtù della quale il lavoratore acquisisce il diritto a pensione a partire dal gennaio 2019 (perché, gli mancavano solo tre anni alla pensione, e ne ha riscattati quattro di corso di studi). In questo caso, l’assegno verrà rivalutato calcolando anche gli anni riscattati solo da gennaio 2020 (mese successivo alla domanda di riscatto), mentre i precedenti ratei saranno più bassi.

Per determinare la quota aggiuntiva di pensione corrispondente ai periodi riscattati, spiega ancora l’INPS, alla retribuzione utilizzata per il calcolo dell’onere di riscatto si applica l’aliquota di computo vigente alla data della domanda di riscatto; all’importo così determinato si applica il coefficiente di trasformazione corrispondente all’età dell’assicurato alla data della domanda di riscatto.

Attenzione: può esserci un effetto anche sulla decorrenza della pensione: se con le regole sopra esposte l’assegno non raggiunge il minimo di legge previsto per la liquidazione della pensione (2,8 volte il minimo), anche la decorrenza non potrà essere precedente alla domanda di riscatto.

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